Liga, quando c'è l'Osasuna c'è tutto: il ritorno dei tori di Pamplona

Lunedì 27 giugno (ore 16.45) andrà in onda su Fox Sports la prima puntata dello speciale "La Liga che verrà", una guida alla scoperta delle tre squadre neopromosse.

La festa dei calciatori dell'Osasuna

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In alto i calici, bisogna festeggiare. "Cheers!", "Salute!", "Santé!", "Osasuna!". Come Osasuna? Quello è il motivo del brindisi: il ritorno in Liga dei rossoblù. Non solo. La squadra della Navarra infatti deve il suo nome proprio all'augurio che si fa prima di bere, dato che in basco significa 'salute'. Il merito è di Benjamín Andoain Martínez, un ragazzotto della periferia di Bilbao che ebbe questa stravagante idea. Così come del tutto casuale è stata la promozione raggiunta dai ragazzi di Monreal. Avendo vinto i playoff della Segunda Division dopo essersi qualificati per il rotto della cuffia. E chi se lo aspettava? A tre anni di distanza l'Osasuna torna a viaggiare in Primera.

La promozione

Ad inizio stagione i bookmakers la davano tra le principali candidate alla promozione in Liga. Ma un inizio difficile e qualche errore in sede di mercato hanno compromesso il cammino dei rossoblù, che però hanno avuto il merito di cambiare atteggiamento una volta raggiunti i playoff. Una metamorfosi impronosticabile, considerando che il club di Pamplona arrivava alla fase finale come peggiore classificata (sesta). La vittoria col Gimnastic (terzo) ha rianimato la speranza di un'intera città, che è sfociata in gioia senza freni al momento della doppia finale contro il Girona. Poi tutti in Plaza del Ayuntamiento, c'è uno storico quanto insperato ritorno nella massima serie da festeggiare. Le immagini parlano da sole... 

La storia

Se c'è una cosa di cui l'Osasuna può andare fiero, quello è il settore giovanile. Da sempre il vivaio del club rossoblù ha regalato alla prima squadra giocatori validi, degni della Liga. Un percorso che ha radici profonde, dai primi anni '60 in poi. Il fiore all'occhiello di un club che compensa le ristrette possibilità economiche investendo sui ragazzi della cantera navarra. Fondato nel 1920, il club ha fatto fatica ad emergere a livello nazionale. Tante retrocessioni, sempre in altalena tra Segunda e Tercera Division.

Poi la svolta: l'Osasuna inizia a disputare regolarmente la massima serie, i risultati sono buoni. Il club sta crescendo ed è l'unico, insieme a Real Madrid, Barcellona e Athletic Bilbao che non può considerarsi una società sportiva, essendo gestita da più soci. La prima apparizione nelle coppe europee arriva nel 1986, dopo l'ottimo sesto posto in campionato.

Anche se, senza ombra di dubbio, i migliori anni della storia del club sono stati all'inizio del nuovo millennio. Ben 14 stagioni consecutive in Liga, con qualche exploit degno di nota: al termine del campionato 2005-2006 l'Osasuna si qualifica per i preliminari di Champions grazie al quarto posto alle spalle di Real, Barcellona e Valencia, ma viene eliminato al terzo turno dall'Amburgo.

L'Osasuna è arrivato in semifinale di Coppa Uefa nel 2007 battendo il Bayer Leverkusen

La squadra non si dà per vinta e, nello stesso anno, ottiene un altro storico traguardo: la semifinale di Coppa Uefa persa contro il Siviglia dopo aver buttato fuori i Rangers e il Bayer Leverkusen. L'unico rimpianto è rappresentato dalla sconfitta in finale di Copa del Rey con l'altra squadra della città, il Betis. Era l'11 giugno del 2005.

Stadio e divisa

C'è più di qualche dubbio sulla data esatta di fondazione: quello che è certo è che la squadra nasce dalla fusione delle due società pamplonesi dello Sportiva e del New Club. La prima partita viene disputata il 24 ottobre del 1920 contro il Regimiento de la Constitución, come riportato dalla rivista El Pueblo Navarro. Due anni dopo inizia a giocare le partite al 'Campo de San Juan', vecchio impinato sportivo di Pamplona. Rimpiazzato nel 1969 dall'attuale 'Sadar', rinominato per motivi di attrazione turistica a partire dal 2005 in 'Reyno de Navarra'.

L'Osasuna disputa le sue partite casalinghe con il classico completo: maglia rossa, pantaloncini e calzettoni blu. Mentre la divisa da trasferta è interamente gialla, spezzando completamente da quelli che sono i colori sociali. La divisa qui sotto è quella con cui il club ha disputato la sua ultima stagione in Liga (2013-2014), anche se a breve dovrebbe essere presentata la nuova linea home/away.

Calciatori, allenatore e... mascotte

Un ritorno storico, come detto, sul quale ci sono le firme di diversi protagonisti: da Nino, l'attaccante che ha giocato praticamente tutte le partite della stagione a Merino Mikel, votato come migliore calciatore della stagione. Il ragazzo classe '96 è stato tra le rivelazioni del campionato, siglando ben 7 gol. Solo Torres Roberto ha segnato di più, ma giocando in attacco.

Gran parte del merito va anche al tecnico, Enrique Martin Monreal, capace di plasmare un gruppo privo d'identità prima del suo arrivo. Lungimirante da questo punto di vista la scelta dei soci, che hanno optato per l'ex allenatore della cantera per risollevare le sorti del club. In primis Luis Sabalza, nuovo presidente dell'Osasuna, eletto dopo essere stato per 14 anni l'avvocato difensore della società. Che nel 2013 è stata accusata di aver cercato di combinare alcune partite pur di non retrocedere.

E poi c'è la mascotte. Guai a dimenticarsi di Rojillo. Il pupazzone rappresenta un semplice tifoso dell'Osasuna munito di inseparabile txapela, un copricapo utilizzato spesso dagli artisti. L'iniziativa di creare una mascotte per la squadra risale al 1999, per poi essere abbandonata nel 2002. A 14 anni di distanza, la nuova dirigenza ha deciso di riproporre Rojillo, rinnovato nel look. Un'idea che, vista la promozione in Liga dopo tre stagioni di purgatorio, si è rivelata vincente. 

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