Io sono Fabio Massimo: il calcio festeggia i 70 anni di Capello

Il 18 giugno 1946 nasceva in Friuli uno dei tecnici italiani più vincenti di sempre. In occasione dei suoi 70 anni, ripercorriamo l'epopea di Fabio Capello.

Fabio Capello è nato il 18 giugno 1946 a Pieris, in Friuli

142 condivisioni 1 commento

di

Share

Quante possibilità ci sono che, in una frazione che conta oggi meno di 3.200 abitanti, possa nascere uno degli allenatori italiani più vincenti di sempre? Ma alla storia, del calcolo delle probabilità, non è mai interessato molto. E neanche alla Provvidenza, volendo entrare nella visione del mondo di Don Fabio. “Ho un buon rapporto col Padreterno”, ha confessato tempo fa. Mai nessuna preghiera speciale, però, per “ingraziarsi” il favore celeste a vantaggio della propria squadra: “La fede è un fatto serio”. Come seria, serissima è l’immagine di sé che Fabio Capello ha da sempre proiettato all’interno del mondo del calcio. L’immagine più osannata e allo stesso tempo odiata, o se volete semplicemente invidiata: quella di vincente. Prima da calciatore, ma soprattutto da tecnico. E quello stesso mondo del calcio gli rivolge gli auguri per un traguardo mica male: Fabio "Massimo" compie oggi 70 anni.

In quella piccola frazione chiamata Pieris, comune di San Canzian d’Isonzo in provincia di Gorizia, il 18 giugno 1946 papà Guerrino e mamma Evelina festeggiano la nascita del loro secondogenito (la sorella Bianca l'aveva preceduto di cinque anni). Per gli abitanti del paesino friulano, Fabio rimarrà per sempre El Tato, il “bambino”. È l’estremo Nord-Est italiano, quel Friuli terra di confine tra la neonata Repubblica Italiana e la Jugoslava di Tito. Neanche due settimane dopo, il 30 giugno, la tappa del Giro d’Italia che transitava per Pieris fu sospesa per il lancio di sassi da parte dei sostenitori del dittatore balcanico. Un contesto ideale per veder maturare personalità forti, caratteri temprati ad affrontare le sfide più importanti. D’altra parte, Capello è in buona compagnia: da Bearzot e Zoff a Reja e Delneri, il Friuli è da sempre esportatore di ottimi allenatori, oltre che di grandi vini.

"Non mi ricordo più quanti titoli ho vinto", sembra ragionare Don Fabio. Come dargli torto...

Le prime confidenze col pallone, il “tato” Fabio le deve a due figure: allo zio da parte di madre, Mario Tortul, mezzala che negli anni Cinquanta arrivò a vestire anche la maglia della Nazionale; ma soprattutto, a papà Guerrino, maestro elementare e allenatore della squadra locale. È lui a ospitare in casa Gipo Viani, allenatore e padre fondatore del primo grande Milan europeo, che si era presentato a Pieris convinto di portare all'ombra della Madonnina il giovane talento adolescente. “Mi dispiace, ho già dato la mia parola alla Spal”, la risposta di Guerrino Capello. Per gli uomini di quell’epoca, vale più di una firma. Da Ferrara inizia allora la carriera del talentuoso centrocampista, che lo porterà nell’arco di dieci anni a indossare le casacche di Roma, Juventus e infine - era nel destino - Milan.

Quando metterà definitivamente in cantina gli scarpini, il suo palmares personale reciterà: quattro Scudetti (tre in bianconero, uno in rossonero) e due Coppe Italia (una a testa con Roma e Milan). Eppure, per conquistare l’immaginario collettivo del Paese, basterà un solo gol. Quello realizzato il 14 novembre 1973, a Wembley. Inghilterra-Italia 0-1: per gli Azzurri è la prima, leggendaria vittoria in casa degli inventori del calcio moderno. Con l’Italia Capello non riuscirà a conquistare nessun trofeo: ai Mondiali del 1974 la selezione di Valcareggi viene eliminata in maniera indecorosa nel primo girone eliminatorio. Ma quella prodezza nel tempio del football di Sua Maestà rimarrà per sempre incastonata tra le pagine mitiche della Nazionale.

A consegnare a Fabio Capello un pass senza scadenza per l’Olimpo del calcio, è però senza dubbio la straordinaria cavalcata da allenatore. Da Milano a Roma, da Madrid a Torino: nella rubrica di un club con il desiderio di aggiungere qualche trofeo alla propria bacheca, il suo numero di telefono è sempre stato in cima alla lista. Tre le squadre italiane a cui ha legato le pagine più importanti della propria vita, stavolta in ordine inverso: Milan, poi Roma, infine Juventus. Nel mezzo, la duplice esperienza sulla panchina del Real Madrid. Come filo conduttore, la parola vittoria. Quattro Scudetti, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa Europea e tre Supercoppe italiane: il lungo ciclo del Milan più vincente di sempre, che comincia con Arrigo Sacchi e arriva fino a Carlo Ancelotti, passa per Capello. Il 4-0 al Barcellona di Cruijff, nella finale di Atene del 1994, è ancora oggi una delle pagine più indelebili per il club rossonero, nonché l’apice indiscusso dell'epopea da allenatore di Don Fabio.

Sarà questo il soprannome che gli affibbieranno in Spagna, quando con il Real Madrid, nel 1997, vinse la Liga al primo colpo. Per la seconda bisognerà aspettare dieci anni esatti, nella sua seconda e ancora una volta fugace esperienza madrilena. Prima farà in tempo a trionfare in Serie A altre tre volte. Nel 2001 riuscì a riportare, dopo 18 anni di digiuno, il tricolore in casa della Roma: un regalo per il suo 55° compleanno, festeggiato all’indomani della vittoria del terzo Scudetto giallorosso. Gli altri due campionati, Capello li ha conquistati invece con la Juventus. Accompagnati da un asterisco che le parole dello stesso mister friulano bastano a spiegare:

Io ho vinto quei titoli sul campo, ce li hanno tolti è vero ma le medaglie le ho sempre, sono in un baule in cantina.

Il tricolore del 2005 verrà infatti revocato, mentre quello successivo sarà assegnato all’Inter: conseguenze dello scandalo Calciopoli che sconquassò dalle fondamenta il mondo del calcio nostrano. Delusione cocente per Capello, in quella che sarà a tutti gli effetti la sua ultima esperienza italiana: dopo il ritorno al Real, si apre per lui il capitolo Nazionali.

Guido la Nazionale inglese, era 'my dream'.

Don Fabio diventa Sir e sale in sella ai Tre Leoni nel 2007, secondo commissario straniero dopo Eriksson. Arriverà agli ottavi ai Mondiali del 2010 e porterà l’Inghilterra a qualificarsi per Euro 2012. Il divorzio dalla FA giungerà però prima della spedizione in Polonia e in Ucraina, a causa di un’intervista in cui polemizzava con la decisione della Federazione di revocare la fascia di capitano a John Terry. Smaltita la rabbia, a luglio sposa la Nazionale russa per un matrimonio da quasi 8 milioni all’anno. Dopo il Mondiale 2014 concluso già nella fase a gruppi - e la diatriba economica con una Federazione in difficoltà nel garantirgli lo stipendio da terzo allenatore più pagato al mondo - anche la seconda avventura da ct si concluderà con le dimissioni nel luglio 2015.

Fabio Capello oggi, commentatore per Fox Sports Italia

Dopo due volte che ho allenato delle Nazionali, ho capito che non è come con un club.

Mai più scelte del genere, insomma.

Mi sento già un pensionato e un commentatore televisivo, se dovessi fare un’ultima esperienza la farei in una squadra che mi soddisfi.

La confessione è di poche settimane fa, in occasione del premio alla carriera 2016 assegnato dai colleghi dell’Associazione Italiana degli allenatori. Di riconoscimenti da parte dei calciatori, invece, negli anni ne sono arrivati numerosi e prestigiosi. Ne ricordiamo tre, estremamenti significativi a loro modo. Il primo, l’ha pronunciato tempo fa Antonio Cassano:

È il migliore allenatore che abbia mai avuto.

Che detto dal genio e sregolatezza per eccellenza del calcio italiano (ancor prima di Balotelli), suscita decisamente un grande effetto. Il secondo è firmato Paolo Di Canio, il quale - col suo ex mister ai tempi del Milan - condivide oggi i panni di commentatore per Fox Sports Italia:

Ha avuto l'ardire di sfidarmi fisicamente. Scherzi a parte, ha cambiato il mio modo di giocare. Meriterebbe un tappeto rosso.

Terzo, ma non ultimo per carica simbolica, questo ritratto:

Quando si arrabbia, sono pochi quelli che osano guardarlo negli occhi. Capello non è tuo amico, non chiacchiera con i giocatori. Lui è il sergente di ferro, quando ti chiama in genere non è mai un buon segno. Lui distrugge e costruisce. Mi piacciono gli uomini che hanno potere e carattere.

Di chi sono queste parole? Di Zlatan Ibrahimovic. Uno che, di solito, induce gli altri a non fissarlo con aria di sfida negli occhi. Ma l’aurea carismatica di Don Fabio è tale da riuscire ad ammansire anche un purosangue come Ibra. La stessa risolutezza con cui papà Guerrino disse no a Gipo Viani. Segno distintivo di una terra che storicamente ha saputo educare tanti Uomini di calcio con la “u” maiuscola. E allora, rimane da aggiungere solo questo: Fabio Capello da Pieris, tanti auguri per i tuoi 70 anni.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.