Cinque ragioni che hanno portato il Pescara in Serie A

Il Pescara è tornato in Serie A dopo aver superato il Trapani nella doppia finale. Una promozione meritata: per Oddo, per la città, per il gioco espresso e forse per un destino che ha voluto riparare alla beffa dell'anno scorso

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Il Pescara è tornato in Serie A. Ci sono volute 46 partite, ma anche 78 gol e 24 vittorie, tra stagione regolare e play-off. L'ultimo ostacolo si chiamava Trapani: squadra tosta e pericolosa quella di Cosmi, superata in una doppia sfida 'malata', come è giusto che sia una finale play-off. Ma alla fine a spuntarla è stato il Pescara di Massimo Oddo, che dopo la delusione di Bologna dello scorso anno, ha ritrovato la grinta e la determinazione per riportare i biancazzurri nella massima serie del campionato italiano di calcio. Ed è giusto così, per cinque motivi.

1. Perché ci pensa Lapadula

Trovate un giocatore che senza battere i calci di rigori, arriva a 30 gol stagionali. Meglio di Lapadula solo Luis Suarez, che in Liga ha segnato 40 gol (con 4 rigori). Neymar ne ha segnati 34 (con 5 rigori), Lionel Messi 26 (3 dal dischetto). Cristiano Ronaldo di gol ne ha fatti 35, ma 6 di questi sono arrivati con un tiro dagli 11 metri. Ok, altri campionati e altre latitudini, ma Gianluca Lapadula, classe 1990 nato a Torino da padre pugliese e madre peruviana, ha preso per mano una città e ha reso tutto semplice: acrobazie, dribbling e gol di rapina. Lapadula segna, Pescara ringrazia a modo suo. :-)

2. Pescara ha le giuste conoscenze

Il rapporto tra le sfere celesti e gli abruzzesi in generale è stato sempre molto 'stretto'. Non sempre cordiale: Santi e papi, a torto o ragione, sono spesso chiamati in causa nel parlato comune. Un po' come per i toscani, di sicuro con meno delicatezza. Non stupisce dunque che qualche giorno fa, in pieno clima play-off, un prete di Pescara abbia concluso la funzione religiosa con qualcosa che assomigliava molto da vicino a un comandamento:

3. Perché a Pescara amano il bel calcio

Prima di Oddo, Galeone e Zeman. Con il Profeta, il Pescara si presentò in serie A nella stagione 1987/88 dopo un campionato di serie B iniziato con tutti altri obiettivi:

Giocavamo a zona solo noi e il Parma di Arrigo Sacchi. Solo che la mia era una squadra costruita per non retrocedere. Arrivammo primi.

disse Giovanni Galeone in un'intervista, ricordando quell'annata.

Giovanni Galeone e, a destra, il presidente del Pescara di allora Pietro Scibilia

Alla prima di campionato, al battesimo (stagionale) di San Siro, andò a vincere 2-0 in casa dell'Inter. Quell'anno il Pescara si salvò, raccogliendo punti a Firenze e vincendo contro la Juve, prendendo 6 gol al San Paolo e chiudendo al terzultimo posto, con un solo punto in più dell'Avellino retrocesso. 

Circa 25 anni dopo, in riva all'Adriatico, arriva Zdenek Zeman. Il Pescara plasmato dal Boemo nella stagione 2011/21012 resterà nella memoria di molti, e non solo in casa biancazzurra. Verratti, Immobile e Insigne, un trio delle meraviglie che si sgretolerà al termine di quella stagione, dopo aver portato i biancazzurri ancora una volta in Serie A.

Il trio delle meraviglie del Pescara di Zeman: Verratti, Immobile e Insigne

Ognuno andò per la sua strada, Zeman compreso, ma il gioco espresso dal Pescara in quella stagione, è ancora un monito solenne a chi siede sulla panchina adriatica. A Pescara amano il bel calcio. E Oddo ha compreso appieno il messaggio...

4. ... perché Oddo è Pescarese

Massimo Oddo non è solo di Pescara, Massimo Oddo è pescarese DOC. Conosce le dinamiche della  città, ed è riuscito a ritagliarsi le condizioni ideali per lavorare, al riparo da tutte le insidie che invece potrebbe nascondere una 'terra straniera'. A Pescara dopo il Mondiale in Germania del 2006, nelle piazzette o ai tavoli dei bar, tra un coro improvvisato e un 'camparievvino', spesso circolava questo video

Un po' come qualche anno fa girava quello di Marco Verratti, intercettato il giorno prima del suo trasferimento al PSG.

Se l'abruzzese è forte e gentile, a Pescara amano la semplicità e la spontaneità, ma sia chiaro: questa benevolenza bisogna meritarsela con l'estro, i risultati, il bel gioco. E in un attimo tutto può cambiare, d'altronde...

5. ... i pescaresi sono molto particolari

Lo stadio è vuoto. Male. Lo stadio è pieno? Male lo stesso. Sì, perché quando lo stadio è tutto esaurito a Pescara scoppia la polemica contro il tifoso occasionale: la questione è un leit-motiv che va avanti da anni. Lo stadio si riempie solo quando in ballo c'è qualcosa di veramente importante, e questo non va proprio giù a chi invece segue il Pescara (e non sono comunque pochi) per tutto l'arco della stagione: nella bella e nella cattiva sorte, come si direbbe in altri luoghi, ma non in circostanze diverse. Perché di amore eterno comunque si parla. Nel lontano 1978/79, quando il Pescara si giocò (e conquistò) la serie A a Bologna nello spareggio contro il Monza, al Dall'Ara c'erano 40mila biancazzurri.

Altri tempi... nel corso di questa  stagione il pubblico di Pescara ha vissuto la cavalcata degli uomini di Oddo tra alti e bassi vertiginosi. Entusiasmo, apatia, poi morbosità. In questo 'bipolarismo' c'entrano poco i risultati, forse di più il meteo: con la stagione delle piogge si raffreddano gli animi, al primissimo caldo, riesplode la follia. Sarà merito anche del Montepulciano?

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