Calcioscommesse, Millesi torna in libertà per un cavillo giuridico

L'ex capitano dell'Avellino torna in libertà grazie a un'omessa notifica di un'udienza: è coinvolto nello scandalo delle partite truccate dalla camorra. Parla il legale.

Francesco Millesi è libero, l'ex capitano è fuori per un cavillo giuridico. Parla l'avvocato.

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Francesco Millesi torna in libertà. Questa è la notizia che arriva da Avellino. L’ex capitano degli irpini doveva comparire questa mattina davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Napoli, ma l’interrogatorio non è potuto avvenire a causa di un cavillo giuridico.

Avellino Calcio Scommesse
Izzo, Millesi e Peccarisi sono i giocatori dell'Avellino coinvolti nella faccenda

In libertà grazie all'omessa notifica

Millesi non si presenterà davanti al giudice per spiegare la sua posizione in merito all'inchiesta che ha portato alla scoperta di due partite truccate del campionato di serie B 2013-2014. L’ex giocatore dell’Avellino sarebbe dovuto rimanere agli arresti domiciliari, ma questo non è avvenuto a causa di un’omessa notifica dell’udienza. E adesso, a causa della scadenza dei termini della misura cautelare, è di nuovo un uomo libero.

Izzo in Nazionale
Izzo con la Nazionale

L’accusa del pentito del clan Vanella Grassi

Tra gli indagati, oltre a Millesi, figurano l’ex calciatore Luca Pini, il difensore Maurizio Peccarisi, attualmente svincolato, e il calciatore del Genoa Armando Izzo. Filippo Beatrice, procuratore aggiunto di Napoli ha parlato di “un’area grigia che si interfaccia con i criminali”.

Ci sono alcuni soggetti – ha aggiunto – che non giocano soltanto a pallone, ma che hanno relazioni strette con la criminalità per realizzare illeciti.

Francesco Millesi è stato accusato da Antonio Accurso, boss pentito del clan dei 'Vanella Grassi', di aver manipolato almeno due partite del campionato cadetto 2013-2014 e di aver stretto contatti con il clan di Napoli. A fare da tramite tra la camorra e i calciatori sarebbe stato il difensore del Genoa, Armando Izzo, ex dell’Avellino e nipote di Salvatore Petriccione, uno dei fondatori del clan attivo nella zona nord di Napoli. Millesi, nel corso dei due primi interrogatori, si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. Il tribunale, adesso, ha altri 10 giorni di tempo per notificare nuovamente la convocazione di Millesi.

Vannetiello, avvocato di Millesi: "Per accusare qualcuno di associazione mafiosa occorrono le prove"

Avvocato Vannetiello, Millesi adesso, è un uomo libero?

Assolutamente sì. In realtà il pubblico ministero potrebbe chiedere nuovamente l’arresto, ma è improbabile che il gip possa accettare dato che adesso Millesi non ha più i mezzi per poter truccare una partita di calcio. Non gioca più in Serie B. La verità è che Millesi non ha avuto alcun contatto con i camorristi. I messaggi sono tra Luca Pini, ex calciatore delle giovanili dell’Avellino e amico di Millesi, e i camorristi.

Nella telefonata, però, si sente parlare chiaramente di “tre polpette”...

Ma le scommesse in questione non erano sul 3-0, bensì sulla vittoria dell’Avellino. Ovviamente ho notato anche io questa affermazione, ma a conti fatti la scommessa non era sul risultato esatto.

Da cosa nasce allora l’accusa del pentito Accurso?

Dal fatto che Pini abbia millantato un accordo con Millesi, affermando di poter combinare le partite grazie alla loro amicizia. Pini, dopo aver ascoltato una previsione fatta in buona fede da Millesi, ha dato per certo il risultato.

Sta dicendo, quindi, che Millesi è stato tirato in mezzo?

Per combinare una partita occorre mettersi d’accordo con i giocatori dell’altra squadra. Nella partita con la Reggina, non sono stati in grado di individuare neanche i giocatori che avrebbero combinato la partita. Diciamo che Pini, forse, ha fatto capire a questi scommettitori che si sarebbe adoperato grazie a Millesi, cosa che poi non è avvenuta. Le dirò di più, potrebbe anche darsi che Millesi abbia fatto capire a Pini che avrebbe combinato le partite, ma dal punto di vista logico se uno trucca la partita cerca di vincere tanto. Io mi sorprendo addirittura del fatto che la partita tra Avellino e Reggina sia stata quotata.

A dire il vero, avvocato, una partita truccata non dà troppo nell'occhio. Un risultato clamoroso, in questo caso, sarebbe stata la prova schiacciante di un illecito.

Ha ragione, ma solo nel caso si fosse scommesso sul risultato o, magari, su di un gol nel primo tempo. Calciatori di Serie B non si espongono così tanto per intascare 5mila o 6mila euro. La prova che sia tutto inverosimile, arriva da un messaggio di Pini. A un certo punto, il camorrista dice a Pini di stare per puntare 400mila euro. Nel caso il risultato non fosse quello stabilito, il camorrista chiede di essere risarcito con 350mila euro. Pini risponde: ho parlato con il mio amico, ha detto che tutto è a posto. Lei s’impegnerebbe a restituire 350mila euro a un camorrista per riceverne solo 5mila? Un altro punto che non mi convince e che prova il fatto che Pini abbia millantato, è che nelle intercettazioni si sente Pini affermare di stare scambiandosi messaggi con Millesi. Di questi messaggi, però, non c’è alcuna traccia.

Può darsi che per “messaggio” non s’intenda un sms ma un qualsiasi altro tipo di comunicazione.

Lui parlava di messaggi ma il dato di fatto è che non c'è nulla. Non possiamo dare per scontato ciò che non c’è. Se c’è un messaggio, c’è la prova. Se il messaggio non c’è, la prova non esiste. L’unico dato provato è che Millesi abbia partecipato a delle cene con Pini, Izzo e alcuni camorristi. Ora, ciò che Millesi non ha potuto dichiarare pubblicamente, è che, essendo il capitano dell’Avellino, ha partecipato a tante cene. Ma lui non poteva immaginare che queste persone fossero camorristi, altrimenti non ci sarebbe proprio andato. L’arresto è stato fatto per concorso esterno in associazione mafiosa e io ritengo che dal punto di vista giuridico una persona che consente a dei camorristi di vincere quattro soldi grazie a una semplice previsione, non può essere accusato di concorrere esternamente all’associazione mafiosa. Commette semplicemente il reato di frode sportiva e, nel maggio 2014, vigeva una norma che prevedeva solo una pena fino ai tre anni.

In questo caso, quindi, non viene applicata una norma retroattiva?

Assolutamente no. A mio avviso la DIA si è inventata un arresto per concorso esterno in associazione mafiosa.

Millesi ha paura di ciò che potrà accadere? Le accuse sono molto pesanti.

Più che paura, direi che è rimasto particolarmente sorpreso da ciò che gli è accaduto. Io mi auguro che i giudici di questo processo siano conoscitori di calcio. Perché un attento osservatore capisce immediatamente che le partite in questione non sono state combinate.

Avvocato, guardi che il calcio non è una scienza esatta. Basta un secondo per indirizzare una partita in un certo modo.

L’unica azione di gioco che si ritiene sospetta è il gol del Modena. In quella specifica azione, Peccarisi, colui che si ritiene sia stato avvicinato da Millesi per truccare la partita, non c’entra assolutamente nulla. Il gol è arrivato da un rimpallo sulla traversa. Ovviamente queste sono solo osservazioni, per arrestare una persona occorrono elementi un po’ più concreti.

A suo avviso, come finirà questa faccenda?

Le indagini sono ancora in corso e non posso esprimermi in merito. Posso dire, però, che i tifosi dell’Avellino possono dormire sonni tranquilli.

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