20 sportivi che hanno avuto problemi con la legge

Da Messi a Maradona, da Valentino Rossi a George Best, passando per Signori e Mayweather: ecco una lista di venti sportivi che hanno infranto la legge.

Messi, accusato dall'erario spagnolo

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Lo sport riconcilia con l’essenza della vita. I suoi valori sono infiniti, migliorano le persone nel loro rapporto con la società. Lo sport ti eleva, ti rende grande, ti porta fama e successo. Ovvio, non è indispensabile, ma è divertente, talvolta strumento di redenzione. Lo sport è lo specchio di una nazione e, spesso, riflette il male insito nell’umanità.

Ah, lo sport. Sempre sia lodato, o quasi. Perché se la via verso il successo è lunga e impegnativa, quella per il fallimento è l’esatto contrario. Un attimo prima sei un eroe, quello dopo un esempio negativo. E nello sport, purtroppo, di casi del genere ce ne sono eccome. 

Ecco per voi un giro di valzer di campioni passati dalle pagine sportive a quelle di cronaca. E ce n’è per tutti i gusti: dal football americano al baseball, passando per la nobile arte delle boxe al mondo dei motori, senza dimenticare i calciatori.

Lionel Messi

Poco importa se con i piedi pennelli arte bizantina prestata al pallone, se prendi in giro il fisco la prigione ti apre le sue porte. Dal più forte degli attaccanti a ‘difensore’ improvvisato, è proprio strano il destino del fuoriclasse del Barcellona Lionel Messi. Difensore di se stesso, però: Messi, infatti, rischia 22 mesi di reclusione. Il fenomeno argentino avrebbe evaso il fisco, un classico per gli sportivi ‘Paperoni’. Ma non per il buon Leo.

Io non ne capisco nulla delle questioni fiscali, mica sapevo di infrangere la legge. Avevo grande fiducia in mio padre e negli avvocati, ho solo pensato a giocare a pallone

Queste le parole di Lionel Messi in risposta alle accuse mossegli dal giudice. Direttamente dall’area di rigore del tribunale, il re di Barcellona prova a difendersi. Ma se uno è cresciuto a pane e pallone, giustamente, perché dovrebbe intendersene di roba finanziaria? 

Il "povero" Leo, assieme al padre Horacio, è imputato di aver evaso il fisco per 4.2 milioni di euro tra il 2007 e il 2009. Ma tranquilli, perché Messi continuerà ad accarezzare il pallone: in Spagna la legge non condanna alla prigione i colpevoli di crimini non violenti con pena inferiore ai due anni. 

Valentino Rossi

A tutto gas, per fuggire dalle tasse. Ci ha provato, ma alla fine il Dottore si è fermato. Perché se vuoi continuare a impennare in giro per il mondo, allora è meglio patteggiare. Presunta evasione d’imposte, per un totale non dichiarato di oltre 60 milioni di euro. Valentino Rossi ha eliminato le sue pendenze con l’Agenzia delle Entrate, pattuendo un pagamento di 19 milioni di euro per il periodo a cavallo tra il 2000 e il 2004 e 16 milioni per l’anno 2005/6. Forse sarà un vizio dei centauri, perché oltre al Vale nazionale la lista dei piloti evasori è piuttosto lunga: Loris Capirossi con 9 milioni e Max Biaggi con i suoi 18 milioni evasi sono i casi più eclatanti.

Ma Rossi c’è. Valentino ha riscoperto se stesso. È tornato grande, da Dottore a professore. E non è finita, Rossi ha appena cominciato.

Alberto Tomba

Uno slalom tra la legge. A cavallo del 1990 e il 1996, il campione di sci Alberto Tomba stava per essere sommerso da una valanga di miliardi. Lo sciatore-carabiniere, però, ha vinto anche questa gara. Accusato di aver trasferito ingenti quantità di denaro nei noti paradisi fiscali, alla fine ha sanato i suoi debiti con il fisco. 10 miliardi delle vecchie lire, questa la cifra della salatissima penale saldata dal bolognese.

Diego Armando Maradona

Una storia vecchia. Niente e nessuno può cancellare il genio di Napoli, nemmeno i guai con la legge. Vittima o evasore? Questo è il dilemma. Nel 1989, assieme a Careca e Alemano, Maradona fu accusato di movimenti bancari sospetti. Il numero 10, oltre ai soldi della SSC Napoli, riceveva lauti compensi da una società del Liechtenstein per i propri diritti d’immagine. Quest’ultima pratica, però, venne giudicata illecita dall’erario italiano: evasione fiscale. Il Napoli, al tempo, stipendiava di tasca propria i giocatori, mentre per i diritti d’immagine faceva loro firmare dei contratti a parte con società estere. La frode scattò anche per Careca e Alemano, ma questi fecero ricorso e limitarono i danni. Diego invece non andò a fondo, e nel 2005 la Corte di Cassazione condannò l’argentino a pagare 31 milioni di euro.

Diego combina guai. Fisco a parte, Maradona ebbe altre condanne. Il filone della droga è quello principale. Nel 1991 l’argentino venne trovato positivo alla cocaina. Immediata arrivò la squalifica, assieme alla fine della sua avventura al Napoli. Dalla droga al doping: nei Mondiali del 1994 al campione fu rilevata nel sangue l’efedrina, un illegale stimolante fisico. Poi altri guai: colpi di fucile ai giornalisti, aggressioni e questioni economiche. Già, questo è Diego: nel bene e nel male.

George Best

Beacause Maradona good, Pelé better, but George… Best. Tutti hanno provato a raccontare la quintessenza del ‘Quinto Beatles’, ma ogni tentativo rischia di cadere nel banale, nel pleonastico. George era il migliore, ma come detto la discesa verso gli inferi dura un battito di ciglia. Il pallone lo faceva divertire, forse troppo. Non solo, il calcio gli dava i soldi, e lui li sperperava: donne e soprattutto alcool. Furono queste le colpe di Best. Sublime in campo, spericolato fuori. Anche a sessant’anni, poco prima di morire, Best fu accusato di aver molestato una ragazzina di 13 anni. Poi giù con l’alcool fino alla morte, e l’ultimo messaggio:

Non morite come me.

Floyd Mayweather

Piccolo grande Floyd. Anzi, chiamatelo Money Mayweather. I suoi pugni valgono oro e milioni, i suoi incontri muovono capitali abnormi. La rivista Forbes ha calcolato a 700 milioni di dollari l’ammontare guadagnato da Mayweather nel corso della sua carriera. Altro che guantoni, è il verde dei dollari la vera dipendenza di Mr. Money. Ma si sa, il troppo stroppia. Per carità, va bene dare i pugni sul ring, ma le donne non si toccano.

Un ego smisurato. Floyd è risorto dalle ceneri di un’ingrata giovinezza, all’insegna di violenza e sostanze stupefacenti. La nemesi del pugile, però, si è trasformata in eccessi pericolosi. Per esempio ha picchiato la madre dei suoi figli davanti a loro, utilizzando come arma lo strumento del lavoro: i pugni. Non finisce qui, negli ultimi 10 anni Floyd è stato accusato di aver aggredito cinque differenti donne.

Mike Tyson

Uno dei più grandi pesi massimi della storia del pugilato. Se i rivali erano campioni, lui era il re. Tyson, però, diverse volte si è autoinflitto il KO. E la violenza è il denominatore comune. Per due volte campione iridato dei massimi, poi il triste declino. Tutto cominciò nel 1991 con quella maledetta ossessione per il sesso. Il carcere gli apre le porte, l’accusa fu delle più esecrabile: stupro. Colpevole o innocente, l’America si divise. Tyson, intanto, cadde frastornato all’angolo. Dopo 1095 giorni in dietro le sbarre torna sul ring. Il campione vince, ma è in lotta con la vita. Nel 1997, a Las Vegas, Tyson è colto da un raptus: nella rivincita con Evander Holyfield, valevole per il titolo dei pesi massimi WBA, durante il terzo round sputa il paradenti e morde l’orecchio dell’avversario, strappandogli la cartilagine. L’incontro viene sospeso. Tyson perde la licenza per combattere.

Iron Mike odia se stesso, non sopporta più il suo volto. Per questo si tatua in faccia, cambiandosi i connotati. Il declino continua, con violenze perpetrate e l’inevitabile bancarotta. Il pugile dilapida il tesoro di 300 milioni di dollari conquistato in carriera, accumulando debiti per un totale di 38 milioni di dollari.

Carlos Monzon

Invincibile sul ring, sconfitto nella vita. La boxe come rifugio dalla criminalità, la boxe come punizione. Nessuno lo metteva all’angolo, così Carlos detenne il titolo dei medi per ben 14 anni. Un uomo una leggenda, se non fosse per quell’atto deplorevole. Monzon, nel 1998, litigò con la moglie, strangolandola per poi precipitare insieme ad essa dalla terrazza di casa. Sua moglie Muniz morì, Monzon si salvò. Il pugile scontò solo cinque anni di carcere avendo ottenuto la libertà condizionata, ma l’uscita di prigione non fa rima con libertà. Mentre tornava a casa, Monzon morì in un tragico incidente stradale.

O.J Simpson

Forse un giorno Orenthal James Simpson ammetterà di aver ucciso l’ex moglie, Nicole Brow, e il cameriere Ronald Lyle Goldman. Questo momento di espiazione, secondo i media americani, potrebbe avvenire molto presto. Attualmente Simpson si trova in carcere per una condanna di rapina a mano armata e sequestro di persona: il prossimo anno potrebbe essere fuori di prigione e, secondo l’ufficiale di polizia Ron Shipp, questo momento potrebbe coincidere con la fatidica confessione. Da leggendario running back del football americano a personaggio di antologia dell’American Crime Story, questo è O.J Simpson, il protagonista del ‘processo del secolo’.

Oscar Pistorius

Oscar Pistorius è stato l’uomo più veloce senza gambe. Lui che all’età di undici mesi, per colpa di una malformazione, si vide amputare entrambi gli arti inferiori. Ma l’amore per lo sport supera tutto e grazie a due particolari protesi in fibra di carbonio Oscar riesce a vincere una medaglia in una competizione per normodotati. Sì, meraviglioso, se non fosse per quella notte. Il 14 febbraio 2013 il sudafricano uccide la modella Reeva Steenkamp, la sua fidanzata. O meglio, non lo fa di proposito. Pistorius porta avanti fermamente la sua difesa: ha sparato con un fucile perché credeva che dei ladri si fossero introdotti in casa sua. Non basterà. L’atleta, infatti, viene condannato dalla Corte Suprema d’Appello Sudafricana per omicidio volontario.

Chris Benoit

Philly

Con il suo volo d’angelo è spirato al cielo. Il wrestler canadese, ricordato per la sua mossa finale in cui si buttava dall’angolo del ring sull’avversario, nel 2007 ha ucciso la moglie e il figlio all’interno della propria abitazione e si è impiccato. Chris era una vera superstar, un wrestler capace di emozionare ogni appassionato di questo sport e vincere tutte le cinture sulla piazza della WWE. I motivi di quell'improvvisa furia omicida non saranno mai chiari.

Amantino Mancini

Poesia in movimento. Il gol del giallorosso Mancini, nel derby con la Lazio, fu un tacco dalle mille e una notte. Amantino, però, non è l’amante perfetto. E galeotto fu Ronaldinho. L’ex giocatore della Roma nel periodo milanese perse la testa. Alcol e notti brave, culminate con una denuncia per stupro: nel 2011 venne condannato a 2 anni e otto mesi di reclusione per violenze sessuali verso una giovane brasiliana durante una festa del vivacissimo Ronaldinho. L’ironia della sorte, poi, vuole che Mancini in brasiliano sia lo pseudonimo di “mansinho”, che significa mansueto. Il soprannome, paradossalmente, venne attribuito ad Amantino per il suo carattere tranquillo.

Adam Johnson

Nella vita bisogna sapersi reinventare. Da calciatore di successo, a barbiere della prigione. Adam Johnson è stato condannato a sei anni di carcere per reati sessuali contro una minorenne. L’ex attaccante del Sunderland conosceva l’età della ragazza, ma non si è fatto nessuno scrupolo. Con il Manchester City guadagnava 100 mila sterline a settimana, ora si dovrà accontentare della modica cifra di 60 euro al mese.

Pablo Armero

Il giocatore dell’Udinese, qualche giorno fa, è stato arrestato in un hotel a Miami per violenza domestica nei confronti della sua compagna. Strani rumori e urla di terrore, così i vicini della stanza del colombiano decidono di chiamare la polizia. All’arrivo nella camera di Armero, gli agenti trovano la donna in lacrime e con una parte di capelli strappata. Il colombiano non era nuovo a gesti del genere.

Alex Schwazer

Mentire per amore. Sì, l’abbiamo fatto tutti. Pure una persona di ghiaccio come Carolina Kostner. Il tribunale anti doping, alla vigilia delle Olimpiadi di Londra del 2012, ha ritenuto colpevole la pattinatrice artistica di aver mentito all’ufficiale inviato per effettuare il controllo a sorpresa sull’allora fidanzato Alex Schwazer. Questione di cuore, insomma. Il marciatore altoatesino nel 2016 risorge dalle ceneri del doping vincendo l’oro nel mondiale a squadre di Roma. Il 21 giugno arriva un'altra mazzata, con una seconda positività: la parola fine alla sua carriera la metterà la IAAF con la squalifica a otto anni.

Ben Johnson

 

Ben e tutti i suoi fratelli. Il maledetto doping continua a mietere vittime. E con il giamaicano naturalizzato canadese ci prese proprio gusto. Johnson fu campione olimpico solo per qualche giorno. Ai Giochi di Seul vinse l’oro con tanto di nuovo record del mondo nei 100 metri piani. Fu una gara al fulmicotone, chiuse con il tempo di 9.67. Tutto finto, però: perché è troppo facile volare se assumi gli steroidi. Trovato positivo a sostanze vietate in altre circostanze, alla fine l’atleta verrà radiato a vita. 

Adrian Mutu

Messo in fuorigioco dalla cocaina. Sommerso dalla polvere bianca, Adrian Mutu si è fermato sul più bello, dandosi alla droga ai tempi del Chelsea, nel 2004. Il rumeno è il classico simbolo sportivo-letterario di genio unito ad un’eccessiva dose di sregolatezza. Dal paradiso all’inferno, la carriera di questo ragazzo è stata un ottovolante d’emozioni. Il Dottor Mutu, laureato in Scienze dello Sport e Giurisprudenza, ha unito studio, pallone e divertimento. Alti e bassi, rischiando di sprofondare nel baratro. Squalificato per 7 mesi per uso di cocaina, Mutu è tornato grande in Italia con addosso il viola della Fiorentina.

Paolo Rossi

La cosca del pallone. Sarà brutto da dirsi, ma lo scandalo del calcioscommesse scoppiato nel 1980 aveva tutti i crismi di una vera e propria mafia. Tra le vittime ci fu anche il ‘Pablito’ nazionale, accusato di aver truccato la partita Avellino-Perugia. Paolo Rossi, per colpa di questo reato, perse l’occasione di disputare l’Europeo del 1980 tra le mura azzurre. Due anni dopo con i suoi 6 gol regalò all’Italia il Mondiale spagnolo del 1982.

Paul Gascoigne

Paul Gascoigne ha più volte visto spalancarsi le porte del carcere a causa di aggressioni ai fotografi e violenza sui fan. Tanta sregolatezza originata dai fiumi di alcool assorbiti dal fegato di un campione dannato. In Italia Paul realizzò sei reti con la maglia della Lazio, senza però riuscire a spiccare il volo definitivo.

Giuseppe Signori

La bandiera di Lazio e Foggià è stato squalificato per 5 anni nel 2011. Appassionato di scommesse fino al midollo, azzardò anche a mangiare un Buondì in trenta secondi. Detto, fatto. 'Signori', a super Beppe nulla è impossibile. Ma per l’ex bomber del Bologna, alla fine, è arrivata la resa dei conti: associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva e alla truffa ai danni delle società sportive e degli scommettitori leali. Secondo la magistratura avrebbe truccato assieme alla sua banda 150 partite di Serie A, B e Lega Pro.

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