Premier League, le pagelle del Leicester dei miracoli

Da Vardy a Mahrez, passando per Drinkwater e Kanté. Senza dimenticare l'artefice di questo miracolo sportivo: Claudio Ranieri. Ecco i voti della stagione delle Foxes.

Le pagelle del Leicester

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Miracolo. Leggere sotto la voce etimologia: dal latino miraculum "cosa meravigliosa". Non c'è un modo migliore per definire la stagione del Leicester. A Claudio Ranieri va il merito di aver dato un'identità a una squadra che, fino a un anno fa, stava lottando per non retrocedere.

Non parlate di Davide contro Golia, il paragone non regge. I giganti battuti dalle Foxes sono più di uno: dai campioni in carica del Chelsea - vero flop della Premier League 2015/16 - alle due di Manchester, passando per Arsenal e Liverpool. Senza dimenticare gli ultimi ad arrendersi: i ragazzi del Tottenham di Pochettino.

Ecco le pagelle degli artefici del miracolo: gli 11 titolari, le 3 alternative e il tecnico. Sono stati presi in considerazione i calciatori che hanno disputato almeno 20 partite in campionato: sono loro ad aver scritto la storia.

Kasper Schmeichel - 8.5

Di padre in figlio. Da Peter a Kasper: sono passati 17 anni dall'ultima volta che uno Schmeichel si laureava campione d'Inghilterra. Ma una cosa è vincere la Premier League con il Manchester United, un'altra è farlo con il Leicester. Aveva ancora le mani piccoline nel 1999 il ragazzino, ma le idee ben chiare. "Vincerò il campionato come mio padre", pensava il tredicenne. Da quel giorno le dita si sono allungate, i sogni realizzati. E anche grazie alle sue parate, la squadra di Ranieri è sui libri.

Danny Simpson - 7.5

Su e giù per la fascia. Guai a dimenticarsi di Danny Simpson: inglese di origini giamaicane, la corsa ce l'ha nel sangue. Non sarà veloce come Usain Bolt o Asafa Powell, ma sulla destra non ha niente da invidiare a nessuno. Intelligente in fase difensiva, bravo quando c'è da spingere. Lui sì che sa cosa significa vincere la Premier: gli era già successo con la maglia del Manchester United nella stagione 2007/2008. Poi Newcastle e Qpr, prima di arrivare nelle Midlands Orientali. 

Wes Morgan - 8

Chiamatelo veterano, chiamatelo colosso. Dal 2012 con la maglia del Leicester, ne ha viste tante Wes Morgan: 182 presenze tra Premier League e Championship per il capitano delle Foxes. Schmeichel escluso, è il calciatore di movimento che detiene il primato di minuti giocati in stagione. Oltre 3.200 giri d'orologio a difesa dell'area blu, ma non solo. Il centrale giamaicano si è tolto la soddisfazione di segnare due gol decisivi nello sprint al titolo: uno da tre punti contro il Southampton, un altro a Old Trafford nell'1-1 col Manchester United. 

Robert Huth - 8.5

Chi l'ha detto che il muro di Berlino è crollato? Ranieri ci ha costruito la coppia di centrali più rocciosa del campionato. Accanto a Morgan, Robert Huth ha fatto valere la sua esperienza. Poca tecnica, tanta sostanza. Nato in Germania, calcisticamente è cresciuto in Gran Bretagna: cinque anni al Chelsea - dove ha conosciuto sir Claudio - tra giovanili e prima squadra, dopodiché Middlesbrough e Stoke City. Nel febbraio 2015 arriva in prestito dai Potters, per poi essere riscattato a fine stagione. Un suo colpo di testa ha deciso lo scontro diretto col Tottenham. Senza quella capocciata, chissà...

Christian Fuchs - 7.5

Azione vista e rivista, ma finché funziona: cross dalla sinistra e Vardy che anticipa tutti sul primo palo. Leicester in vantaggio. Tutti vanno ad abbracciare il numero 9, ma da chi è arrivato quel pallone in mezzo? Novanta volte su cento il merito è di quel mancino austriaco arrivato dallo Schalke in estate. Una gavetta infinita tra Austria e Germania, prima di trovare la gloria oltremanica. Uno degli innesti più azzeccati dell'era Ranieri.

Jeffrey Schlupp - 7

Lui la maglia del Leicester l'ha sempre indossata. Anche se la sua storia è abbastanza particolare: nato ad Amburgo, nazionalità ghanese, cresciuto in Inghilterra. Jeff, dopo una stagione in prestito al Brentford, è tornato alla base. Più di 100 presenze con le Foxes, ha risposto sempre presente nelle 23 occasioni che è stato chiamato a fare la sua parte.

Riyad Mahrez - 9

Difficile spiegare con le parole la stagione di Mahrez. Riportare le statistiche sarebbe riduttivo, raccontare la sua storia fuorviante. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare: la tripletta con lo Swansea dà la dimensione di quanto possa essere devastante il suo mancino. Il dribbling? Neanche a parlarne. Imprendibile per il 90% delle difese inglesi. E quando non arriva al tiro, 'improvvisa' un passaggio decisivo: 10 assist che si aggiungo ai 17 centri. Non solo la Premier League, grazie a questi numeri ha vinto il premio come miglior giocatore del campionato: primo africano a riuscire in questa impresa.

N'golo Kanté - 9

Ultimo arrivato, uno dei più giovani. Bisogna dargli tempo per integrarsi, fino a pochi mesi fa giocava in Francia. Eppure il suo trasferimento è costato 9 milioni di euro, il secondo più costoso della campagna acquisti estiva del Leicester. Ecco perché già dalle prime partite con la maglia blu si capisce che il ragazzo non ha niente da imparare. Anzi. Corre più di tutti gli altri messi insieme, recupera palloni come un ossesso, fa ripartire la manovra con degli strappi da centometrista. La convocazione e l'esordio con la nazionale francese il giusto riconoscimento per la sua stagione. Paragonato a Makélélé, Kanté ha dichiarato di ispirarsi a Lassana Diarra. Anche modesto il ragazzo.

Andy King - 7

È uno dei 26 giocatori ad aver disputato almeno 300 partite nella storia del Leicester. Una vera propria leggenda. Otto stagioni con le Foxes in tre serie diverse: dalla League One alla Premier, passando per tanti anni di Championship. Il prestigioso numero 10 sulle spalle, promessa mai mantenuta del calcio gallese. Quest'anno si è tolto la soddisfazione di segnare un gol contro il West Bromwich: se le Foxes hanno un punto in più, indicate lui.

Danny Drinkwater - 8.5 

Ad alcuni calciatori non serve correre per tutta la partita per risultate determinanti. Perché il cervello va più veloce delle gambe. E quello di Daniel Noel è da premio Nobel per il calcio. Dopo essere maturato nelle giovanili del Manchester United, è stato girato in prestito a diversi club. Poi nel 2012 il Leicester decide di credere nelle sue potenzialità: c'è bisogno di un geometra in mezzo al campo. Mai scelta fu più azzeccata. Grazie al lavoro di Kanté, Drinkwater ha potuto dimostrare a tutta l'Inghilterra la sua bravura in fase di impostazione. E il 29 marzo scorso ha esordito con la maglia della Nazionale contro l'Olanda. Sono lontani i giorni in cui il suo nome veniva utilizzato per banali giochi di parole. 

Marc Albrighton - 8

From zero to hero. Sono tante le storie di rivincite personali in questo Leicester. Una delle più significative riguarda il ragazzo nato a Tamworth: cresciuto nelle giovanili dell'Aston Villa, è riuscito a ritagliarsi (per un periodo) il ruolo da titolare. Ma non tutti erano soddisfatti di Marc. Un discreto calciatore, niente di più. Pur di giocare è disposto a scendere in Championship con il Wigan, prima di ritornare a Birmingham. Ma come nelle migliori favole, la fortuna bussa alla sua porta nell'estate del 2014 e ha le sembianze di una volpe. In questa stagione Albrighton è l'unico ad aver giocato tutte le partite del Leicester: 39 su 39, comprese FA Cup e League Cup. "Congratulations Mr. All-Brighton".  

Shinji Okazaki - 8

È il calciatore più caro della storia del Leicester, costato poco più di 10 milioni. Solo? Sì, nessun errore di battitura: ecco la bravura di Srivaddhanaprabha, presidente thailandese del club campione d'Inghilterra. Appena 55 milioni spesi per costruire la rosa che ha abbattuto le più importanti corazzate britanniche. Okazaki è stato il partner ideale di Jamie Vardy: pressing sulla difesa avversaria, spazi creati grazie ai suoi movimenti e anche qualche gol pesante. L'ultimo, contro il Newcastle, è valso alla squadra di Ranieri i tre punti. Anche se la sua partita più bella rimane quella a Goodison Park: una rete e un assist messe a segno dal terzo giapponese più prolifico nella storia del suo Paese. 

Leonardo Ulloa - 7.5

Dategli una medaglia. E una maglia, la numero 12 possibilmente. Perché subito dopo i titolari c'è Leo. Argentino dal passaporto spagnolo. Ha giocato nella penisola iberica per cinque anni prima di approdare in Inghilterra. Giocare in Premier League, il suo sogno fin da bambino. Lo realizza grazie al Leicester City. In questa stagione ha disputato 32 partite - niente male per una riserva - partendo dal primo minuto in sole 6 occasioni. Il suo bottino è di 6 gol e tre assist in nemmeno mille minuti giocati: un timbro ogni 156 minuti, media molto simile a Vardy. Che ha dovuto sostituire nelle ultime due uscite delle Foxes. Contro lo Swansea la sua doppietta ha permesso a Ranieri di mettere il titolo in cassaforte. Ad averne di panchinari così...

Jamie Vardy - 9

Troppo basso, troppo vecchio. Dite quello che volete, ma è lui l’eroe della favola Leicester. Per le vie della città le maglie con la numero 9 sono più dei pub, ma Jamie ha fatto molto di più. Tutto il mondo adesso conosce la sua storia. Da operaio a campione d’Inghilterra, alla faccia di chi lo ha scartato con troppa fretta quando era solo un ragazzo. Grinta e gol a grappoli, tutti decisivi. Senza di lui le Foxes sarebbero ottave in Premier League: le reti del centravanti di Sheffield hanno portato in dote ben 21 punti. Ranieri ringrazia, non fa niente se deve rinunciare a lui per l’espulsione contro il West Ham. Ormai (la) Cenerentola ha vinto e il merito è del suo principe. Il colpo di tacco in Nazionale contro la Germania è solo un aneddoto in più da raccontare agli amici dopo la partita, sempre con una birra in mano. 

All. Claudio Ranieri - 10

E alla fine arriva Claudio. Ad agosto si siede sulla panchina di una squadra che si era salvata per miracolo un paio di mesi prima. Obiettivo: restare in Premier League. Ma l’appetito - si sa - vien vincendo, soprattutto a chi è rimasto a digiuno per troppo tempo, andando vicino al colpo grosso quando sedeva sulla panchina della Roma. Ma la doppietta di Pazzini è lontana, gli incubi hanno lasciato spazio ai sogni. Anzi, alla realtà. Una rivincita anche nei confronti di chi ai tempi del Chelsea lo aveva soprannominato 'The Tinkerman', per le sue indecisioni sulla formazione da schierare. Allora lo sai che c’è? In campo vanno sempre gli stessi 11 (o quasi), per tutto il campionato. Il Leicester scala la classifica, nessuno può tenere il ritmo. Il suo 4-4-2, molto italiano, gli consente di battere tutte le big di Premier. Aveva lasciato il calcio inglese arrivando alle spalle dell’Arsenal, l’etichetta di eterno secondo portata per 12 anni in tutte le sue esperienze da allenatore. Ma sir Claudio da Testaccio non si è mai arreso, adesso è lui a guardare tutti dall’alto verso il basso.

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