Pep Guardiola: "Prima di Cruyff non conoscevo il calcio"

Pep Guardiola ricorda Johan Cruyff: una figura fondamentale per la sua carriera e per tutto il Barcellona.

L'allenatore del Bayern Monaco, Pep Guardiola

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Del Cruyff calciatore si è detto quasi tutto, ma ci sono altri aspetti che solo chi ha vissuto a stretto contatto con lui, conosce.

Tolte le scarpette da calciatore, ha indossato i panni di allenatore. Anzi, no, probabilmente parlare di allenatore è riduttivo: lui apparteneva a quella ristretta cerchia di tecnici che non allenavano, bensì insegnavano calcio. Poi stava ai calciatori – un po’ come accade agli studenti – prestare attenzione, applicarsi e fare tesoro degli insegnamenti ricevuti.

Uno dei migliori allievi di Cruyff è stato Pep Guardiola: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. È innegabile che l’asso olandese abbia gettato i semi del frutto che è oggi il Barcellona: ha portato al club catalano la sua filosofia non solo di gioco, ma anche organizzativa. Una filosofia, evidentemente, vincente.

Ai microfoni dell’emittente catalana Rac-1, Guardiola ha ricordato Cruyff e l’importanza che ha avuto per la sua formazione di calciatore prima e di allenatore poi. C’è una frase emblematica che dice Guardiola e che dà la misura di quanto abbia influito Cruyff sulla sua carriera:

Non sapevo nulla del calcio fin quando non ho conosciuto Cruyff.

Continua poi l'allenatore blaugrana:

Ci mancherà non averlo intorno. Non potremo andare a trovarlo ogni volta che vorremo, ma ci resta la sua eredità. A noi che abbiamo avuto la fortuna di vivergli accanto, ha lasciato molte cose. In qualche modo, tutti lo abbiamo seguito: chi diventando allenatore, chi segretario tecnico o commentatore. E ciò è possibile soltanto se qualcuno ti dà qualcosa. Il calcio è un gioco talmente complicato che diventi allenatore soltanto perché vuoi controllarlo. Credi di dominarlo con ciò che fai o con quello che dici, però è impossibile a meno che non ti chiami Messi. Johan ci ha aiutato a farlo.

Guardiola racconta un aneddoto che aiuta a capire che aria si respirasse nello spogliatoio del Barcellona, e come fosse seguito e amato Cruyff dai suoi calciatori:

Una sera andai a cena con mia moglie e i miei figli e stavamo parlando di Johan al che uno dei piccoli mi chiese chi fosse. Gli spiegai che era come andare a lezione di storia, scienza o matematica e aspetti con ansia che inizi la lezione di questo professore perché ti aiuta ad amare il gioco e ad appassionarti alla materia.

Un altro particolare aiuta a capire la grandezza di Cruyff:

Normalmente quando giocavi male, nell’intervallo ti aspettavi un rimprovero e che ti dicessero di sforzarti di più e lottare. Lui, invece, ti diceva che stavi giocando male perché correvi troppo. Dovevamo mandare il pallone dove volevamo noi e non corrergli dietro. Insomma, lui ti diceva il contrario delle cose che ti eri sentito ripetere per tutta la vita.

Come quella volta contro il Valencia:

Una volta dovevamo affrontare il Valencia che arrivava da capolista. Nella discussione tattica prima della partita ci disse che avremmo giocato con la difesa a tre ed io pensai: "Che dice questo, la difesa a tre con il Valencia che arriva come un aereo?". Alla fine vincemmo e loro non superarono il centrocampo. Johan argomentava le sue scelte e ci apriva gli occhi. Ci ha insegnato addirittura la grammatica. Sappiamo che il Barcellona è molto più che Johan, ma il suo arrivo è stato molto più di una rivoluzione, all’epoca nel club non c’era nulla. A me è successo lo stesso in Germania, per apportare delle cose, per così dire, di controcultura. Lui aveva fiducia in ciò che faceva.

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