Luis Suárez torna in Nazionale. Tabarez: "Non morderà più"

Il CT della Celeste Tabarez alla vigilia del rientro dell'attaccante dopo la squalifica per il morso a Chiellini: "L'obiettivo principale che abbiamo è quello di far pensare Luis soltanto al calcio"

Luis Suarez

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Era il 79° minuto di Italia-Uruguay, 24 giugno 2014, quando Luis Suárez fu colto da uno di quei raptus per i quali andava già famoso e morse la spalla di Giorgio Chiellini. Erano i Mondiali in Brasile, la partita era ancora sullo 0-0 e poi andò come andò. Due giorni dopo - durante i quali il famoso morso era diventato virale sui social di tutto il mondo - l'attaccante uruguaiano, appena approdato al Barcellona, venne squalificato per quattro mesi da ogni attività calcistica, anche di club, e per nove partite della sua Nazionale. Ebbene anche quelle nove partite ora sono passate e Suarez sta per tornare al servizio della Celeste, giusto in tempo per affrontare il Brasile venerdì sera a Recife. Un'occasione che non poteva passare sotto silenzio, Tabarez lo sapeva bene, e così in conferenza stampa si è sottoposto non senza una certa dose di imbarazzo al fuoco di fila di domande sull'argomento.

L'obiettivo principale che abbiamo è quello di far pensare Luis soltanto al calcio, nient'altro. Non possiamo negare che siano successe delle cose, anche serie, ma il minimo che possiamo aspettarci è che non accadano più. Anche perché se, da un lato dobbiamo riconoscere quanto lui sia importante come giocatore e come simbolo per il paese, lui sa, dall'altro, che fa parte di una squadra, nel bene e nel male. Noi faremo di tutto per aiutarlo.

Nel frattempo, comunque, la Celeste non se l'è cavata affatto male durante la squalifica di Suarez, tanto che al momento è seconda nel girone sudamericano di qualificazione mondiale, dietro solo al sorprendente Ecuador, ma davanti fra le altre a Brasile, Cile e Argentina. Per segnare, i suoi compagni si sono messi in cooperativa, e i gol sono arrivati da Abel Hernandez e Cavani, ma anche e soprattutto da Godin e Caceres e persino dall'ex interista Pereira. 3-0 al Cile di Vidal e Medel il risultato più eclatante.

Luis Suarez, in allenamento coi compagni, prepara la partita col Brasile di venerdì

Luis Suarez però rimane troppo importante per l'Uruguay, un simbolo per il Paese - come ha detto Tabarez -, certo, ma anche il giocatore che ha segnato di più con la Celeste sulla pelle: 44 reti in 82 partite, una media gol di 0,54. E i simboli non si discutono.

I numeri dimostrano quello che Luis ha saputo fare: ha accettato e vinto tante sfide. Come quando è andato al Barça e tutti dicevano che lui era più un giocatore da Real Madrid, ma lui è andato in blaugrana e tutti sappiamo come è andata. Ha vinto la sfida.

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