Rapina a Insigne: l'ultima di una lunga serie ai calciatori del Napoli

Ancora un calciatore del Napoli vittima di una rapina: questa volta è toccato a Lorenzo Insigne.

L'attaccante del Napoli, Lorenzo Insigne.

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Sabato da dimenticare per Lorenzo Insigne che a tarda serata è stato vittima di una rapina a mano armata. L’attaccante del Napoli a bordo della sua auto percorreva viale Gramsci quando a un semaforo è stato avvicinato da due individui in sella a uno scooter.

Insigne si è trovato la canna di una pistola a pochi centimetri dal volto. In auto, insieme al calciatore, c’erano la moglie e una coppia di amici. I malviventi si sono fatti consegnare i contanti (800 euro), un Rolex e altri oggetti di valore. Prima di andare via, uno dei due rapinatori ha avuto anche la faccia tosta di chiedere una dedica in caso di gol alla Fiorentina.

Insigne è solo l’ultima vittima di una lunga serie di eventi delittuosi che hanno avuto i calciatori del Napoli come sfortunati protagonisti, tanto è vero che ci s’interroga se siamo in presenza di comuni rapine o se dietro ci sia un piano criminale più ampio.

Siamo nel campo delle ipotesi e dagli inquirenti non sono mai giunte conferme in questo senso, seppure la pista delle rapine a scopo intimidatorio non sia mai stata scartata del tutto. Forse si tratta di coincidenze o forse no. Certo è che un Rolex rubato a un calciatore è roba che scotta per qualsiasi ricettatore. Meglio non averlo tra le mani perché il rischio è di bruciarsi.

Conviene davvero mettere a segno un colpo del genere per poi ritrovarsi il giorno dopo su tutti i giornali? Probabilmente no, ma si sa la logica non è un dono che appartiene a tutti. Tuttavia la rapina può essere un mezzo e non il fine. Inutile negarlo, nel corso degli anni la criminalità, quella con la “C” maiuscola di Camorra, ha sempre cercato di mettere le mani sul Napoli, in un modo o nell’altro. Per conferme, chiedere a Corrado Ferlaino, il presidente degli anni d’oro del Napoli, dei due scudetti, della Coppa UEFA e di Maradona.

Nel 1982 un aereo sorvolò il San Paolo durante una partita. Il velivolo trainava uno striscione che recitava “Ferlaino vattene”:

La magistratura accertò che era una manovra della camorra per sottrarmi il Napoli. Erano anni difficili, allora le scommesse non erano legali e il giro del totonero era nelle mani di una potente famiglia di Forcella, i Giuliano.

Confiderà anni dopo Ferlaino in un’intervista con Il Mattino. È passata alla storia una foto di Maradona in una vasca a forma di conchiglia, proprio insieme a esponenti dei Giuliano, durante una festa:

Io tenevo quella gente lontana dal Napoli, ero durissimo. Ai calciatori, compreso Diego, proibivo i contatti con esponenti di certi ambienti ma loro erano egualmente avvicinati: erano ospiti alle feste, ricevevano regali. Io, invece, ricevevo chiamate dalla Questura: mi dicevano di fare attenzione perché in alcune intercettazioni quei personaggi parlavano di scommesse su vittorie e sconfitte della squadra.

Non è stata facile la presidenza di Ferlaino, in costante lotta contro chi voleva mettere le mani sul suo Napoli. Anni di minacce e paura:

Quei personaggi erano il mio primo nemico. Spesso si celavano dietro esponenti del tifo organizzato, però io con loro non trattavo: niente biglietti omaggio, niente partecipazioni a trasmissioni televisive o a feste dei club. Forse per questo cominciarono a minacciarmi. Ho resistito per molti anni.

Ferlaino ha lasciato il Napoli nel 2002 ma il copione sembra non essere cambiato più di tanto. De Laurentiis, come Ferlaino, non tratta, anzi non tiene nessun rapporto con le tifoserie e ancor meno con personaggi equivoci. Ma probabilmente tutto ciò non basta a tenere i malintenzionati lontano dal Napoli. Nel 2010 Antonio Lo Russo, ritenuto elemento di spicco dell’omonimo clan egemone nella zona di Miano, fu più volte immortalato a bordo campo durante le partite del Napoli al San Paolo. Ufficialmente Lo Russo, arrestato a Nizza nel 2014 dopo una lunga latitanza, era dipendente di una ditta che si occupava della manutenzione dello stadio.

Durante la presidenza di De Laurentiis, gli episodi criminali ai danni dei calciatori azzurri si sono moltiplicati. Nel dicembre del 2008 Hamsik fu derubato del suo orologio mentre faceva ritorno a casa: si disse che il prezioso oggetto fu ritrovato grazie all’impegno di alcuni tifosi e restituito al centrocampista. Qualche anno dopo, Hamsik smentì tale notizia:

Non capisco perché si dica che mi hanno restituito il Rolex, non è così. Questa notizia diffusa dai media, non è assolutamente vera.

Nel 2011 anche alla moglie di Hamsik fu rubata l'auto. La vettura fu recuperata e i responsabili assicurati alla giustizia. Nello stesso anno la compagna di Lavezzi visse un’esperienza analoga: i ladri le portarono via un Rolex da 23mila euro e un braccialetto di diamanti.

Nel 2012 la moglie di Cavani fu pedinata e derubata di un orologio del valore di 18mila euro.

Nel febbraio del 2013 Hamsik è nuovamente vittima di una rapina la cui dinamica lascia perplessi. Il calciatore aveva da poco lasciato il San Paolo dopo aver giocato con la Sampdoria. Fu seguito da almeno due motorini che si diedero il cambio nel pedinare il calciatore. Una delle persone, emerse dalle indagini, fece un cenno con la mano per indicare che a bordo dell’auto c’era proprio il giocatore. Dunque, la rapina era premeditata. I delinquenti ruppero il vetro dell’auto con il calcio della pistola e si fecero consegnare l’orologio. Hamsik non oppose resistenza ma nonostante ciò, fu colpito al volto.

Particolare la disavventura capitata a Valon Behrami, vittima per due volte dei rapinatori: nel 2012 gli rubarono un prezioso orologio e nel 2014 l’auto. In occasione del processo per il furto dell’orologio, Salvatore Russomagno, un pentito del clan Mazzarella dichiarò:

Queste rapine nei confronti dei calciatori sono punitive nel senso che avvengono quando un calciatore gioca male, oppure non si presenta alle riunioni presso i circoli sportivi, ovvero parla male dei tifosi e in particolare dei Mastiffs. I Mastiffs sono violenti e non gradiscono le dichiarazioni dei calciatori contro la violenza degli stadi, talvolta gli orologi rapinati ai calciatori sono stati anche restituiti, così a Cavani e alla moglie di Hamsik, non so chi le commise ma sono stati i Mastiffs a fare avere indietro gli orologi.

Le parole del pentito furono smentite con forza dai Mastiffs, che si dichiararono estranei alla vicenda.

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