Alla scoperta di Éver Banega: il centrocampista che ha stregato l'Inter

L'argentino lascerà il Siviglia a fine stagione e indosserà la maglia nerazzurra. Già pronti tre anni di contratto per il nuovo acquisto del club di Erick Thohir.

38 presenze e 4 reti con la nazionale argentina.

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Dai duelli con Messi alla chiamata del Boca Juniors

Rosario, Argentina. Qui il calcio è passione assoluta, qui il calcio è vita. Éver, come ogni ragazzino nato in questa città, respira e gioca a "futból" tra le strade e i campetti di zona. Già dai primi tocchi di palla mostra una certa differenza rispetto agli altri bambini della sua età, specialmente per l'intensità e l'abilità tattica che già caratterizzavano le sue azioni. Entra nell'Alianza Sport, una delle due maggiori scuole di calcio di Rosario. L'altra scuola, rivale assoluta, è il Grandoli, dove nel frattempo sta emergendo un altro talento destinato a vincere cinque Palloni D'Oro: Lionel Andrés Messi Cuccittini, che sarà noto al mondo semplicemente come Messi

I due, che sono un po' più piccolini degli altri per stazza ma di certo non per capacità, si affrontano più volte nel Clásico di Rosario. Sono i due veri crack, danno spettacolo di fronte a spettatori sorpresi e talent scout interessati che iniziano a puntare gli occhi su di loro. Passano entrambi per le giovanili del Newell's Old Boys, ma Jorge Griffa, primo maestro di Banega e, tra gli altri, di calciatori come Gallego, Valdano, Batistuta e Tevez, decide di portarlo al Boca Juniors. Qui ha inizio la sua crescita esponenziale.

Quando lo vidi era molto giovane. Era bravo tecnicamente, ma quello che mi sorprese davvero fu la sua straordinaria mentalità. (J.Griffa)

Come centrocampista si fa notare da Alfio Basile, allenatore del Boca, che lo promuove in prima squadra. A farlo esordire non è però El Coco, bensì il successivo tecnico Miguel Angel Russo, ex bandiera dell'Estudiantes, che lo fa scendere in campo contro il Banfield nel febbraio del 2007 all'età di 18 anni. Gran tocco di palla e personalità da vendere, scala le gerarchie e diventa un titolare inamovibile. Con la maglia Xeneizes vinse il suo primo titolo da calciatore: la Copa Libertadores.

Dal Sud America all'Europa

L'attenzione dei club europei cresce. El Tanguito incanta la Bombonera e grandi società spagnole e italiane lo osservano con attenzione. Il Milan ci pensa su, così come Barcellona e Real Madrid, ma la lotta principale è tra Juventus e Valencia. I bianconeri arrivano ad offrire 15 milioni di euro ma il Boca accetta l'offerta degli spagnoli, che allettano maggiormente il club con 18 milioni di euro. Il passaggio dal campionato argentino a quello spagnolo non è indolore, Éver fatica ad ambientarsi e non riesce a esprimersi al massimo delle sue potenzialità.

Fa il suo esordio in nazionale nel 2008, ma i primi sei mesi in Spagna sono difficili e viene mandato in prestito all'Atletico Madrid da Unai Emery. Tra le file dei Colchoneros conquista la fiducia del Vasco Aguirre, facendo anche il suo debutto in Champions League, e dopo un inizio promettente torna ad alternare buone a cattive prestazioni. Trova il suo primo gol ima, scaduto il prestito, dopo 35 presenze con la maglia dell'Atlético torna a Valencia, dove vuole dimostrare finalmente le sue capacità.

L'incidente e il ritorno nella sua Rosario

Stavolta riesce a convincere Emery, con cui instaurerà poi un ottimo rapporto, e rientra a pieno nei progetti dell'allenatore basco. Due anni giocati a buoni livelli, poi una serie di infortuni e uno sfortunato incidente nel quale si rompe tibia e perone. Questo è forse il periodo più difficile della sua carriera, in cui emergono diversi problemi caratteriali che non fanno piacere né al Valencia né alle società interessate al suo cartellino. Il rientro è lungo, nella stagione 2012/13 riprende il ritmo ma nel gennaio 2014 lascia il Valencia per tornare a sorridere nella sua Rosario: il Newell's Old Boys lo riporta a casa.

Sono sei mesi felici, in Argentina viene guardato con ammirazione e il Commissario Tecnico dell'Albiceleste, Alejandro Sabella, in vista del Mondiale in Brasile pensa a lui come regista ma alla fine lo esclude dalla lista dei 23 convocati, scatenando il malcontento della stampa argentina. Riassapora la vita della sua città natale, ma il Newell's non può assicurargli un contratto corposo e a giugno Banega torna in Spagna.

"Monchi", Unai Emery e il Siviglia

Il futuro non si prospetta roseo per El Tanguito, ma entrano in gioco due persone che portano il suo percorso ad un'importante svolta: uno è Ramon Rodriguez Verdejo, detto semplicemente "Monchi", direttore sportivo del Siviglia, l'altro è Unai Emery. I due spingono fortemente per avere Éver, alla ricerca di un regista per rimpiazzare Ivan Rakitic, passato al Barcellona. Riescono a portarlo in Andalusia e la sua carriera torna a prendere vita. Titolare inamovibile nell'undici di Emery, porta i Rojiblancos alla loro seconda Europa League consecutiva e viene eletto MVP della finale di Varsavia vinta contro il Dnipro. Nell'estate del 2015 si laurea vice-campione del Sud America con la nazionale Argentina.

Il passaggio all'Inter

La voglia di recitare parti ancora più impegnative è tanta. Adesso una nuova sfida bussa alla porta del Tanguito, che aveva sfiorato l'Italia ad inizio carriera e che ora, a 27 anni, potrà finalmente toccare con mano il nostro campionato. A fine contratto Banega vestirà la maglia nerazzurra, colori indossati da tanti argentini che hanno fatto la storia del calcio europeo e sudamericano. L'erede di Fernando Gago al Boca potrà essere ora l'erede di Esteban Cambiasso nell'Inter, avrà il compito di prendere in mano la regia della squadra con le sua splendida visione di gioco, la garra tipica degli argentini e la sua instancabile generosità. L'identikit è perfetto per l'uomo che cerca Mancini, il centrocampista a cui affidare la mediana nerazzurra. Éver Banega, El Tanguito.

 

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