Super Bowl VII: la prima volta dei Dolphins

17 vittorie e nessuna sconfitta: il record di Miami non è più stato battuto.

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E con il Super Bowl VII fanno due anni su tre che il titolo di Mvp, ovvero miglior giocatore della partita, va a un difensore. Nel 1971 Chuck Howley dei Dallas Cowboys, sconfitti, stavolta Jake Scott, che se non altro la partita la vinse, con i suoi Miami Dolphins. Scott, all’epoca 27enne, aveva iniziato la sua carriera da professionista nella Canadian Football League, tornando poi in patria con i Dolphins nel 1970. Nella stagione 1971, culminata con la sconfitta per 24-3 nel Super Bowl VI contro Dallas, aveva intercettato per 7 volte i quarterback avversari, contribuendo così in maniera cospicua al totale di 49 (35 con Miami, 14 con la sua squadra successiva… Washington) della sua carriera, un numero molto alto che lo colloca tra i migliori specialisti della storia del football professionistico.

Scott nel Super Bowl dimostrò le sue doti di interpretazione del gioco, approfittando anche della qualità non eccelsa dell’attacco dei Redskins, volto più alla corsa che al lancio: i suoi due intercetti furono subito dopo il 7-0 dei Dolphins (28 yard di lancio di Brian Griese per Howard Twilley) e poi sul 14-0, a inizio ultimo quarto, su un tentativo di Washington di riaprire la partita. Questa volta Scott si lanciò sulla palla entro la propria end zone, anticipando il ricevitore Charley Taylor, e riuscì a riportare il pallone fino alla linea delle 48 di Miami. I Redskins avrebbero poi segnato a 2’07” dalla fine, in un’azione che ancora viene vista e rivista in molti canali televisivi in occasione dei Super Bowl. Sempre sul 14-0, con un quarto tentativo e 4 yard da guadagnare sulle 34 avversarie, coach Don Shula pensò che sarebbe stato intrigante e simmetrico chiudere sul 17-0 la partita in cui culminava una stagione da 17 vittorie e zero sconfitte, e scelse il calcio da tre punti.

Il kicker era Garo Yepremian, cipriota di nascita ma di famiglia palesemente armena, personaggio molto particolare. Emigrato negli USA e interessatosi al football grazie a un passato da calciatore, fu firmato dai Detroit Lions e si dimostrò affidabile anche su field goal da distanza medio-lunga, ma divenne anche una specie di macchietta per le sue gaffe, causate anche da una mediocre conoscenza delle regole dello sport che praticava: del resto, la prima partita di football che vide in vita sua fu quella… in cui debuttò con i Lions. Una volta, sentendo dire dal coach «abbiamo perso il lancio della monetina» non comprese che si trattava di un fatto sportivo, e corse in campo a… cercarla. Un’altra volta, dopo essersi sentito dire dal medesimo coach di calciare il kickoff e correre subito in panchina senza seguire l’azione, dato che alcuni avversari lo avevano preso di mira in quanto straniero, eseguì… andando però nella panchina sbagliata, e trovandosi tra i giocatori della squadra avversaria. Al Super Bowl, quel giorno, Yepremian non segnò il 17-0: il suo calcio fu stoppato, la palla volò per aria e Garo cercò di trasformarsi in eroe, invece di prenderla e accontentarsi di far finire l’azione. Tentò cioé di effettuare un lancio, ma la palla gli uscì dalle (piccole) mani, e per gettarla fuori campo la colpì invece malamente facendola terminare tra le braccia di Mike Bass dei Redskins, che la riportò in touchdown per 49 yard.

I Redskins non riuscirono a pareggiare pur arrivando a giocarsi un quarto tentativo sull’ultima azione della partita, ma quel gesto di Yepremian aveva riaperto la sfida e potenzialmente rovinato tutto. Compresa la sua vita, come ammise in seguito, dopo essersi nascosto per la vergogna dietro la panchina, nei minuti di quell’ultimo drive avversario. Coach Shula lo perdonò per quel suo involontario tentativo di distruggergli il primo successo al Super Bowl dopo due sconfitte, ma per prenderlo in giro organizzò nel ritiro estivo di pochi mesi dopo un esercizio in cui su un tentativo di field goal l’holder (giocatore che prende e tiene ferma la palla per il kicker) appositamente non teneva la palla, che era dunque libera di rotolare. In quel momento Shula urlava «Garo, buttati sopra la palla e restaci», tra le risate di tutti.

Scomparso a 70 anni nel 2015, Yepremian dopo anni in cui si sentiva osservato ovunque aveva accettato il fatto di essere famoso più per quello sgraziato tentativo di lancio che per la sua ottima efficienza come kicker, ed era personaggio di grande rilievo nel ritrovo annuale - su cui a volte si ricama un po’ troppo - dei Dolphins del 1972, volto a festeggiare il primato di unica squadra imbattuta in tutta una stagione. Quando nel gennaio scorso venne fuori la vicenda dei palloni sgonfiati da inservienti dei New England Patriors, Garo prese la palla al balzo - cosa che non gli era riuscita 42 anni prima - e disse «vedete, avrei dovuto anche io sgonfiarlo, così non mi sarebbe sfuggito di mano».

SUPER BOWL VII

Los Angeles Memorial Coliseum, Los Angeles, 14 gennaio 1973

Miami Dolphins-Washington Redskins 17-7 (7-0, 7-0, 0-0, 0-7)

Mvp (miglior giocatore): Jake Scott, safety, Miami Dolphins

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