Mathieu Flamini, il calciatore ecofriendly che vuole cambiare il mondo

Il francese ha finanziato un progetto del Politecnico di Milano per lo studio di energie alternative al petrolio che ha portato alla scoperta dell'acido levulinico

Da calciatore ad imprenditore, la seconda vita di Flamini

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E poi dicono che i calciatori sono solo macchine potenti e abiti griffati. Vero, ci sono anche quelli e probabilmente sono la maggioranza. Ma poi c’è pure  uno che sa “accendere il motore” di qualunque centrocampo - che sia quello dell’Arsenal, dove è tornato a giocare da un paio di anni e con cui ha vinto due Coppe d’Inghilterra e altrettante Community Shield, o quello del Milan, dov’è rimasto cinque stagioni (dal 2008 al 2013), conquistando l’ultimo scudetto della storia recente rossonera – e che proprio grazie all’energia (in questo caso biochimica) ha trovato un diverso scopo nella vita che non sia solo quello di rincorrere un pallone o un avversario.

E’ successo tutto sette anni fa, quando Flamini ha conosciuto Pasquale Granata, un coetaneo neolaureato in economia: è bastato poco per capire che, oltre al Milan e al calcio, i due condividevano anche la passione per le tematiche ambientali e che erano animati dal desiderio di fare davvero qualcosa di concreto per salvare la Terra dalla minaccia del riscaldamento globale. Ed è così che è nata la GF Biochemicals (“GF sta per Granata-Flamini”, racconta il calciatore in un’intervista al tabloid britannico “Sun”) che, dopo aver investito milioni per finanziare un progetto promosso dal Politecnico di Milano per lo studio di fonti di energia alternative al petrolio, è ora una realtà imprenditoriale, con una fabbrica a Caserta che dà lavoro diretto e indiretto a oltre 400 persone, uffici di rappresentanza a Milano, in Olanda e prossimamente anche negli Usa e una partnership con l’Università di Pisa (sotto il diretto coordinamento della professoressa Anna Maria Raspolli Galletti).

E il segreto di questo successo si chiama “acido levulinico”, una delle 12 molecole identificate dal Ministero dell’Energia statunitense come potenzialmente in grado di sostituire il petrolio in ogni sua forma: dopo l’importante scoperta, la GF Biochemicals ha dato quindi il via ai test, firmando poi una serie di brevetti per le possibili applicazioni industriali della LA, dalle benzine ai detergenti, dal settore farmaceutico a quello alimentare. Un mercato che può valere oltre 30 miliardi di euro e di cui la società di Flamini e Granata ha ora il monopolio, visto che è la sola ed unica compagnia al mondo a produrre l’acido levulinico su scala industriale.

In questi ultimi sette anni ho investito un sacco di denaro, ma per avere successo devi correre dei rischi e a me questa sfida è servita per fuggire dagli alti e bassi del calcio e per imparare a pensare a qualcosa di diverso, che fosse al tempo stesso anche intellettualmente stimolante.

Ma il timore di fallire c’è sempre stato. Ed è anche per questo che Flamini non ha voluto parlare del progetto con nessuno, nemmeno con la sua famiglia.

Ai miei genitori l’ho raccontato solo un anno fa e all’inizio erano molto preoccupati, perché c’erano in ballo parecchi soldi, ma adesso sono orgogliosi e lo sono anche io, perché abbiamo ottenuto qualcosa che nessuno aveva mai ottenuto prima.

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