El Clasico, Real Madrid v Barcellona: le 5 sfide passate alla storia

El Clasico è alle porte: ripercorriamo la storia dell'eterna rivalità tra le due squadre più titolate di Spagna. Tra politica e pallone, le cinque partite indimenticabili.

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È inevitabile, quando si parla di Clasico, tirare in ballo le numerose ramificazioni storico-politiche di una rivalità che non è mai stata solo calcistica. Andiamo a vedere quali sono state le cinque sfide che, tra politica, intrighi e vendette (sportive), hanno dato vita alla partita delle partite: El Clasico.

Clasico Real Madrid-Barcellona 11-1 (13 giugno 1943)

Mentre il resto d'Europa agonizzava nella morsa del secondo conflitto mondiale, la Spagna si stava ancora leccando le ferite della guerra civile che aveva portato al potere Francisco Franco. Il 13 giugno era in programma la semifinale di ritorno di quella che oggi conosciamo come Copa del Rey, ma che allora era stata ribattezzata Copa del Generalisimo in onore del dittatore. All'andata il Barcellona, campione in carica, aveva superato facilmente il Real Madrid per 3-0, ma il risultato non fu sufficiente a mettere i catalani al sicuro dalla remuntada. Il guaio è che Franco amava poco Barcellona, che aveva fatto bombardare da Mussolini durante la guerra, e ancor meno il club blaugrana, a cui aveva fatto uccidere il presidente, il repubblicano Josep Sunyol, nel '36. 

L'atmosfera a Chamartin era pesantissima, secondo le testimonianze dei protagonisti, e le intimidazioni non arrivarono solo dai tifosi madridisti: Angel Mur, allenatore in seconda del Barça, ricevette da un ufficiale della polizia segreta di Franco (secondo altre versioni, addirittura da un generale) un pizzino con il seguente messaggio: "Oggi voi dovete perdere". Alcuni parlano anche di pistole puntate contro i giocatori blaugrana. La minaccia ebbe l'effetto sperato: il Barcellona lasciò letteralmente via libera al Real Madrid, incassando 11 reti (di cui 6 in 15') e concedendo a Francisco Franco il trionfo propagandistico sui "rossi" catalani. La grande rivalità tra il Real Madrid, pupillo del dittatore, e il Barcellona, agnello sacrificale, nacque compiutamente quella notte.

Barcellona-Real Madrid 2-1 (23 novembre 1960)

Nonostante l'appoggio di Franco, il Real Madrid impiegò più tempo del previsto per prendersi lo scettro che il suo nome suggeriva. Ci volle un altro (presunto) intervento del Generalissimo per far saltare definitivamente il banco, "incoraggiando" il passaggio di Alfredo Di Stefano alle merengues e non al Barcellona, club al quale sembrava destinato. Forte della Saeta Rubia e di altri fenomeni come Puskas e Gento, il Real Madrid tiranneggiò la preistoria della Coppa dei Campioni, vincendo tutte le prime cinque edizioni. Ma la storia insegna che la gloria non è mai eterna, e che la sconfitta assume spesso le sembianze della tua nemesi.

Alfredo Di Stefano nel Real Madrid
La Saeta Rubia, Alfredo Di Stefano

Al primo turno dell'edizione 1960-61 i pentacampioni madridisti furono sorteggiati nientemeno che con gli odiati rivali catalani. Al Bernabeu finì 2-2, con Luis Suarez (doppietta) sugli scudi, mentre al ritorno ci pensarono le reti di Verges ed Evaristo, e tre gol annullati al Real da parte dell'arbitro Leafe, a mandare in visibilio il Camp Nou. Nessuno prima d'ora aveva mai eliminato il Real Madrid dalle coppe europee sin dal giorno della loro creazione: a riuscirci per la prima volta era stato proprio il Barcellona.

Real Madrid-Barcellona 5-0 (7 gennaio 1995)

Trentacinque anni più tardi il quadro si presentava radicalmente diverso. Madrid non aveva più recuperato il suo status di capitale del calcio europeo, passato nel frattempo a Milano, Amsterdam, Monaco, Torino, Liverpool e nuovamente a Milano, e se c'era un club che sembrava poter legittimamente aspirare al ruolo di guida del movimento spagnolo, quello era certamente il Barcellona. Era l'epoca del Dream Team di Cruijff, Stoitchkov, Laudrup e Koeman, capace di regalare alla Catalogna la prima Coppa dei Campioni della sua storia nella finale di Wembley '92, e di vincere quattro Liga di fila tra il 1991 e il 1994. 

Esattamente un anno prima, l'8 gennaio del 1994, il calcio totale blaugrana aveva inflitto al Madrid una tremenda umiliazione, un 5-0 al Camp Nou (tripletta di Romario) anticamera del quarto titolo iberico consecutivo. Si può facilmente capire, dunque, con quale spirito i blancos scesero in campo nella fredda notte del 7 gennaio 1995. Guidati da Michael Laudrup, ex idolo barcelonista, e da un Ivan Zamorano implacabile (tripletta), i ragazzi di Valdano restituirono ai blaugrana le cinque sberle di un anno prima, scapparono verso il titolo che mancava da cinque anni, e ribaltarono nuovamente i rapporti di forza per tutto il decennio successivo. Tra parentesi: il quarto gol lo realizzò un certo Luis Enrique.

Real Madrid-Barcellona 2-6 (2 maggio 2009)

I risultati eclatanti per El Clasico sono tutt'altro che una rarità, e spesso fungono da spartiacque tra un'egemonia e l'altra. Quello del 2 maggio del 2009 costituì una strana eccezione: se da un lato fu una delle prove più notabili della magnificenza del Barcellona di Guardiola, la squadra di riferimento del nuovo millennio, dall'altro convinse il Real Madrid a reagire con tutte le forze disponibili, lanciando il nuovo progetto galactico di Florentino Perez. Non c'era molta scelta, dopotutto, perché mai nessuno aveva straziato in quel modo il Real Madrid nel proprio tempio.

La gioia di Piqué dopo il 2-6 al Real MadridGettyImages
Piqué festeggia un gol con i suoi compagni

Grazie alle doppiette di Henry e Messi, al colpo di testa di capitan Puyol e alla zampata di Piqué, futura icona anti-madridista, il Barça sbriciolò le velleità di rimonta di Raul e compagni, che prima del match si trovavano a -4 dalla capolista, e s'involò verso lo storico triplete, poi completato nella magica notte di Roma contro il Manchester United. Al Real non rimasero che le macerie. Ma sotto le macerie c'era una montagna di milioni di euro, quelli che da lì a un mese Perez avrebbe usato per comprare Kakà, Cristiano Ronaldo, Benzema e Xabi Alonso, inaugurando così il tentativo di restaurazione dell'impero galactico.

Barcellona-Real Madrid 5-0 (29 novembre 2010)

È logico supporre che, in un mondo privo di Barcellona, negli ultimi anni il Real Madrid di Cristiano Ronaldo avrebbe imperversato in lungo e in largo per tutto il continente. Ma la realtà è stata piuttosto distante dalle aspettative: nonostante i nuovi galacticos in campo e gli Special One in panchina, il Madrid ha proseguito a prenderle con una certa costanza dai turbonani di Catalogna. Pochi mesi dopo il suo arrivo alla Casa Blanca, José Mourinho si era già elevato a paladino dell'anti-barcelonismo, complici i trascorsi non troppo amichevoli coi blaugrana.

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