Manchester United, il Liverpool si batte col rischio

Scossa nella ripresa, Van Gaal ha ragione e ribalta la partita. L’analisi del day-after

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Emozioni a non finire a Manchester di ieri pomeriggio. LoUnited si impone 3-1 sul Liverpool e manda in estasi Old Trafford, che festeggia così l’aggancio all’Arsenal al secondo posto, pur sempre a cinque lunghezze dal City capolista. Ma come si vince una partita del genere, mentre si va all’intervallo sotto i tipici mugugni british del Theatre of Dreams? Ce lo spiega Van Gaal.

Tornare da Swansea dopo una settimana senza Premier e rimettere in mostra lo stesso possesso palla di sempre, effettivamente, deve aver stimolato l’esigente pubblico di casa. I Red Devils mantengono la supremazia territoriale per tutta la prima frazione, gestendo la sfera ben oltre il 50% del totale, ma gli ultimi sedici metri sono un vero e proprio tabù.
Senza Rooney a svariare su tutto il fronte offensivo, il piano B chiama in causa un Fellaini sterile, capace di sprecare almeno due palle gol e sbagliare un controllo fondamentale a centro area. Il leitmotiv della prima frazione è tutto qui: Liverpool a lanciare lungo per Benteke, United che si aggrappa agli esterni per scardinare la retroguardia dei Reds.

Ed è qui che entra in scena l’astuzia di Van Gaal. All’intervallo fuori Depay, migliore in campo al pari di Shaw, e dentro Ashley Young. Mossa azzardata, verrebbe da dire stando alle ultime settimane, ma il neo-entrato impiega due minuti per procurarsi la punizione del vantaggio. Geniale la palla di Mata, che libera Blind al limite dell’area mentre il blocco dei saltatori spinge mezza Manchester davanti all’immobile Mignolet.

La prima mossa è indovinata, ma il tecnico olandese sa di aver fatto solo il primo passo. Allargare le maglie della difesa ed accorciare in fase di non possesso, mentre il Liverpool comincia a spingere e si avvicina al pareggio, è un compito di Ander Herrera e Anthony Martial. Il primo ha ormai subito una traslazione del suo ruolo, passando al centro per l’ovvia concorrenza sugli esterni: il risultato è il rigore del 2-0, conquistato ai danni di un inesperto Gomez e realizzato con una bordata sotto la traversa. Il secondo, invece, deve ricambiare tutta la fiducia dell’ambiente, espressa soprattutto in moneta sonante, prendendo il posto di un preziosissimo Mata.

A mettere in dubbio le certezze accumulate da Van Gaal non è solo la prodezza di Benteke, ma le consuete fiammate del Liverpool. Rodgers sprona i suoi dopo lo svantaggio, ma il raddoppio incassato dai Reds sembra la mazzata finale. Alla fine, però, le statistiche dei tiri nello specchio (3-4) risultano a vantaggio degli ospiti, stoppati da un buon De Gea ma anche dal monumentale Blind

Gli ultimi minuti rappresentano la perfetta lettura dell’inizio stagionale: pochi sprazzi mentre si è con le spalle al muro, un barlume di speranza acceso in extremis, poi il ritorno in cattedra dello United e di quel Martial che, nel momento più difficile del match, permette ad Old Trafford di tirare un sospiro di sollievo e portare a casa i tre punti, portando al culmine le difficoltà di Clyne e Skrtel sul versante di competenza.

Gli sbalzi d’umore del pubblico emergono a vista d’occhio. Quel giro palla maniacale ed infruttuoso dei primi 45 minuti diventa la migliore passerella per il Manchester United, che dopo il tris addormenta la partita e ricaccia il Liverpool nella propria metà campo. I mugugni si tramutano in autentiche odi, che al termine di una partita così importante risuonano ancor più dolcemente. È la vittoria dei Red Devils, ma soprattutto quella di un Van Gaal ancora audace, ancora capace di guardare lontano e prendersi responsabilità importanti a partita in corso, quelle che in Sir Matt Busby Way non si vedevano dai tempi di Ferguson.


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