Vidal, un lottatore in mezzo ai filosofi

Il cileno ha caratteristiche diverse rispetto ai centrocampisti che predilige Guardiola, ecco perché la dirigenza lo ha scelto

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Cambiare inclinazioni calcistiche, per un allenatore, è la cosa più difficile. Se poi ti chiami Pep Guardiola e sai che le hai trasformate in fretta da splendidi ideali in realtà, lo è ancora di più. 

Già ma andatelo a dire alla dirigenza del Bayern Monaco… importare il tiki-taka in un calcio come quello tedesco, farlo convivere con una mentalità pratica come la loro è un’impresa. Ecco perché dopo due anni di dominio in patria ma di dure sconfitte Europee, la società ha scelto di intervenire con l’unico mezzo che ha disposizione: il mercato.

Da qui l’arrivo di Arturo Vidal, uno che la Bundes la conosce bene, visto che il Bayer Leverkusen è stato dal 2007 al 2011 la sua casa.

Un guerriero in un centrocampo di filosofi, l’espressione più compiuta del “giocatore che si butta nello spazio” in un contesto di passatori che lo spazio lo guadagnano palleggiando, un ladro di palloni accanto a chi semplicemente non concepisce che il possesso lo possano avere gli altri. Sfruttare le qualità di Vidal, o da mezz’ala in una linea a 3 o da trequartista puro dietro Lewandowski, per fondere l’estetica del calcio di Guardiola con la concretezza propria dei tedeschi: l’obiettivo è ambizioso, ma se c’è un giocatore in grado di mettere tutti d’accordo, quello è proprio King Arturo.

di Edoardo Testoni

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