Il Barça nel firmamento: Messi

Sabato alle 23.30 uno speciale dedicato a chi sta riscrivendo la storia di una società e probabilmente del calcio spagnolo. Eccone un estratto

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L’Atletico Madrid nel destino della sua stagione, interruttore involontario nel campionato del Barça. La gara di gennaio contro i Colchoneros come epicentro emozionale dell'anno di Messi e del Barcellona. Quel giorno, l’argentino è come se avesse aperto gli occhi, messo a fuoco il momento e capito di dover ribaltare tutto. Il numero 10 doveva decidere: sbianchettare i contrasti con Luis Enrique o sottolinearli: 12 minuti di vuoto per riflettere, poi la palla balla in area, saltato Godin, tutto piano piano diventa più chiaro.

Una partita per cancellare e ripartire. Cancellare un anno di problemi fisici e mentali, il più difficile della sua carriera, dimenticare una stagione in assoluto deludente tra Barcellona e Nazionale, il sogno Mondiale sfumato all'ultimo. Ripartire invece da una pagina bianca e un allenatore nuovo. Con Luis Enrique però il feeling nasce tardi, forse addirittura più da un compromesso per il bene della squadra che non per altro. Contrasti per metodi rivoluzionari in un gruppo consolidato. Dopo la sconfitta all’Anoeta, precedente alla sfida col Cholo, Messi salta l’allenamento a porte aperte del giorno dopo, per gastroenterite ufficialmente, per scelta nel concreto. Un gesto forte, segnale verso l’allenatore, i compagni, ma forse anche verso se stesso. Da qui non si torna più indietro, il Real è davanti 4 punti, al Barcellona adesso più che mai serve un leader, non solo un campione: Messi torna a destra, controrivoluzione di se stesso e degli anni con Guardiola, si defila per tornare al centro..di tutto quanto.

Dopo la vittoria contro Simeone, i Blaugrana sono un puzzle i cui pezzi si incastrano quasi da soli, Messi è collante universale. Aver superato la difesa del Cholo vale il miglior battesimo per il tridente della meraviglie. La ritrovata brillantezza in campo si riflette sulla squadra e fa ombra ai guai della società, rimasta impelagata con la Fifa e il fisco.

28 gol in LIga nel solo 2015, raggiunta quota 400 col la maglia blaugrana. Quello al Calderon, decisivo per il titolo, è un passo di tango: esterno-suola -mezza punta. Movimento fluido e naturale, luce folgorante di chi ad un certo punto ha aperto gli occhi e deciso di ribaltare tutto.

Di Davide Bernardi

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