Modric, l'irrinunciabile

Il croato è tornato disponibile e Ancelotti grazie a lui vuole ritrovare il suo Real Madrid

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• Modric gioca nel Real dall’estate 2012 ed è diventato il perno del centrocampo di Ancelotti

• Si è infortunato il 16 novembre scorso con la sua Nazionale ed è stato fuori più di tre mesi

• Il Real sfiderà il Barcellona al Camp Nou domenica alle 21.00, diretta su Fox Sports

 

Ci sono giocatori che una squadra la cambiano, nel senso che non si adeguano a quello che vedono intorno a loro, ma impongono un'idea, impongono un ritmo. Luka Modric per il Real Madrid è proprio questo, il pensiero al servizio dell'azione, l'estensione sul campo dell'idea di calcio di Ancelotti. Già, Ancelotti… Ha avuto la fortuna e la bravura di trovare in Modric quello che aveva nel Milan con Pirlo. Allenare due registi così, con un dinamismo diverso, è vero, ma capaci entrambi di incidere in maniera indelebile sull'anima di una squadra è una bella fortuna.

Non è un caso se i 113 giorni in cui il Real ha dovuto fare a meno di Modric, infortunatosi al tendine del retto femorale in Nazionale il 16 novembre scorso contro l'Italia, abbiano pesato enormemente sulla fluidità di gioco dei galacticos, prima ancora che sui risultati. La sua assenza ha portato Kroos a doversi caricare sulle spalle tutto il peso della prima fase di costruzione, logorandosi fisicamente. Il risultato è stato un costante passo indietro nella qualità di gioco, lo dice l'occhio e lo dicono anche i numeri:  42 gol fatti in 11 partite di Liga con Modric in campo, 33, ben 9 in meno, nelle successive 14 senza di lui.

Per somiglianza fisica e per capacità di abbinare tecnica e corsa è stato soprannominato il “Cruyff dei balcani”. In effetti nel sangue ha la modernità del gioco, quella che il Real campione di tutto mostra ogni volta che, con lui, scende in campo. Per tornare a esprimerla, insomma, Ancelotti ha bisogno di ritrovare il "suo" Luka Modric, l'irrinunciabile. Ah, è stato paragonato anche a David Guetta… Guardando le foto simili sono simili… e poi il ritmo che il croato dà in campo non è un po' come quello di un dj alla consolle?

di Edoardo Testoni

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