Abramovich ha voltato la carta del calcio inglese e riscritto la storia

14 trofei in 11 anni, in Inghilterra nessuno ha fatto meglio. Il magnate russo a Londra ha portato soldi, ma non solo

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• Roman Abramovich ha comprato il Chelsea nel 2003 per 59 milioni di sterline

• Il club londinese ha vinto 14 trofei negli ultimi 11 anni

• Roman Abramovich ha speso circa 1000 milioni in giocatori acquistati


Nel mazzo del calcio inglese Roman Abramovich ha voltato la carta e cambiato la storia.

Pioniere tra i magnati, al Chelsea il russo ha portato soldi ma non solo: arrivato a Londra nel 2003, ha subito strappato al Manchester United Peter Kenyon.

Chi è il migliore nella gestione sportiva delle società? Lo prendo. Subito un segno di grande consapevolezza e rispetto dei ruoli, perché i gol non si segnano solo in campo.

14 trofei vinti in 11 anni, nessun club in Inghilterra ha fatto meglio, Abramovich è partito naturalmente da "casa": la Premier, vinta tre volte e riportata a Stamford Bridge dopo 50 anni, alla prima con Mourinho in panchina.

Poi la conquista dell'Europa, ossessione inseguita a colpi di mercato, 1000 milioni di euro spesi in giocatori per una Champions sfiorata nel 2007 con Grant e poi vinta finalmente nel 2012 con Di Matteo. Epilogo inevitabile per chi quello che vuole è abituato ad ottenerlo sempre, o quasi: ci provò anche con Hyde Park, il parco privato della Regina, che tentò di comprare per costruire un nuovo centro sportivo. Il Chelsea di Ken Bates, il suo predecessore, si allenava nel campo dell'università di Harlington, il suo a Cobham, in un centro da 110 e lode.

Dopo l'Europa League vinta nel 2012 con Benitez, Abramovich capisce che per andare avanti, bisogna tornare indietro. Fa un salto nel passato e fa felice Mourinho. Rispetto dei ruoli, ancora una volta. La squadra la costruisce il portoghese. Si acquistano giocatori forti ma non del tutto fatti, perché lui a Londra ha pianificato di rimanerci un po’ questa volta, purché “si possa nutrire di titoli”.

La League Cup, l'ultimo, il quattordicesimo trofeo, Abramovich l’ha festeggiato dalla tribuna, come gli capita spesso. Chi l'ha conosciuto bene, lo descrive come una persona molto rispettosa, al limite della timidezza. Pochissime apparizioni o interviste, per i suoi dieci anni da proprietario del Chelsea ha ringraziato i tifosi con un messaggio sul programma della partita. Poche righe. La carta, tanto, la volta il campo.

Di Davide Bernardi

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