Arsenal, i perché di una sconfitta inaspettata

L'analisi di quello che Wenger ha definito "un suicidio difensivo"

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• L’Arsenal ha perso 3-1 in casa contro il Monaco l’andata degli ottavi di Champions

• Wenger ha definito la sconfitta “un suicidio difensivo”

• I Gunners sfideranno l’Everton domenica alle 15.05, diretta su Fox Sports

È troppo facile per l'Arsenal, quelli del Monaco sono come dei manichini”: parola di Gary Nevile, in telecronaca a Sky Sports per la partita, erano le 20.50. Risultato finale, come sapete, 1-3 per i francesi, con Wenger che perde per la prima volta contro una sua ex squadra. D’altronde era anche la prima volta che affrontava una sua ex, visto che allena l’Arsenal da 18 anni. “E’ stato un suicidio difensivo”, ha dichiarato il professore a fine gara.

Ma perché l’Arsenal ha perso così male e così inaspettatamente? Prima del Monaco i Gunners erano in striscia positiva, con 8 vinte nelle ultime 10: venivano dalla vittoria (seppur sofferta nel finale) sul campo del Crystal Palace e dal successo nel quinto turno di FA Cup contro il Middlesbrough. Cerchiamo di capire i perché di questa sconfitta in pochi e semplici punti.

Partendo dagli episodi, cominciamo da qualcosa che non si può spiegare: perché, in occasione del secondo gol del Monaco, Per Mertesacker ha deciso deliberatamente di ‘uscire’ in anticipo oltre la propria metà campo alla ricerca della palla, lasciando la difesa totalmente scoperta e vulnerabile al contropiede dei Monegaschi?  Qui non c’è risposta razionale.

Neanche Koscielny può sfuggire alla censura, però. Terzo gol del Monaco: contropiede di Ferreira Carrasco, che parte da metà campo, fa fuori Chamberlain e va in porta. Il centrale francese, al quale Wenger non rinuncia mai, non compare nemmeno nello schermo. Dove fosse in quel momento non è dato saperlo, per chi non era allo stadio, certamente Mertesacker si trovava a metà strada tra l’azione e  l’altro attaccante del Monaco (già coperto da Bellerin):  da quella posizione, è impossibile chiudere su Carrasco.

Sempre in occasione della rete che ha sancito il definitivo 1-3, non si può non trascurare il mancato apporto dei centrocampisti: Chamberlain, appena entrato, avrebbe sicuramente potuto sforzarsi un po’ di più, così come Rosicky, anche lui entrato nel secondo tempo, che non si è minimamente interessato all’azione. Questo nello specifico, in linea generale dovremmo dare ragione a Jamie Carragher: “all’Arsenal servirebbero un difensore centrale, un centrocampista centrale di interdizione e magari un attaccante forte”.

Coquelin non può reggere da solo il peso del centrocampo, mentre Cazorla e Ozil (ancora non decisivo) fanno i ricami. Non è mai bello addossare le colpe agli altri, ma questa è la squadra di Wenger, non l’ha ereditata.

Per sdrammatizzare un po’: se per tutte le dodici ore antecedenti la gara l’account Twitter ufficiale del club si prende beffe dei colleghi del Monaco con continui scambi di frecciatine e sfottò, bè te la sei cercata. Soprattutto se l’argomento principale è Berbatov, odiatissimo dalla tifoseria dei Gunners, che non dimentica il suo passato Spurs.

Come se non bastasse, finita la batosta, Sky Sports ha proposto subito dopo lo studio post-partita, un bel documentario sull’Arsenal degli Invincibili. Troppo tardi ormai per cambiare: i palinsesti tv, d’altronde, non sono poi così flessibili.

di Teo Zanchetta

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