Luis Enrique al bivio

Contro l'Atletico sarà una partita decisiva per il futuro blaugrana dell'asturiano

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A Roma si era presentato citando Coelho. Baldini l'aveva conquistato proprio così: "Nel raggiungere un obiettivo, il cammino è la cosa più importante, ti arricchisce e ti indica la maniera migliore per riuscire". A Barcellona invece Luis Enrique ci è arrivato grazie a Zubizarreta, l'ormai ex direttore sportivo si espose per lui in prima persona. Ora però Zubizareta non c'è più, via insieme a Puyol e su quello stesso cammino l'allenatore asturiano ora è più solo.

Nella settimana che ha venato profondamente il cuore amministrativo del Barça, gli attriti con Messi hanno dato la scossa più forte alle certezze di Luis Enrique. Dopo aver messo in discussione Piquè a inizio stagione, quello con il fenomeno argentino è l'ennesimo contrasto di un allenatore abituato a non guardare in faccia nessuno. A Roma escluse subito Totti, che un giorno a Trigoria si presentò con una maglietta con scritto “BASTA”, messaggio diretto a metodologie di gestione difficili da digerire.

A Barcellona gli vengono criticate scelte che hanno rivoluzionato un gruppo abituato negli ultimi anni quasi ad autogestirsi. Le convocazioni per le partite in casa date la mattina stessa, con tutti i giocatori costretti comunque ad andare al centro d'allenamento. Poca relazione tra lo staff e la rosa, e ancora, l'introduzione di uno psicologo, Joaquim Valdes, figura poco chiara nell'economia del gruppo, tanto da provocare il fastidio dello stesso Messi.

Insomma, un integralismo nella gestione settimanale che però contrasta totalmente con le scelte di Luis Enrique quando si tratta di scendere in campo. In 26 partite stagionali, mai la stessa formazione ripetuta consecutivamente. L'esclusione di titolari importanti, anche in occasioni uniche. Come all'Anoeta, dove parte senza Messi e Neymar, due ore dopo la notizia che il Real ha perso a Valencia. Come con l'Almeria, quando sotto 2-0 all'intervallo, per cambiare la partita ci vollero Suarez e ancora Neymar, entrati solo nel secondo tempo. Con il tridente forse più forte nella storia del Barcellona, sicuramente il più difficile da far convivere, Lucho ha raccolto 38 punti in 17 partite, 8 in meno del Tata Martino, addirittura 11 rispetto a Vilanova.

Quando Gigi Simoni si presentò all'Inter disse: “siete tutti uguali, tranne uno”. Quell'uno era Ronaldo. Il rivale Ancelotti insegna che la mediazione intelligente è la chiave nella gestione dei campioni. Un rito di passaggio fondamentale per non essere masochisti. A maggior ragione ora che sei più solo. Nel cammino di Luis Enrique, il bivio Atletico Madrid è già potenzialmente decisivo.

di Davide Bernardi

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