Ha infranto il record del Real, ma il Valencia che squadra è?

Il capitale di un magnate, le idee folli di un allenatore e il talento dei giovani. Questo è il (nuovo) Valencia

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Alla fine è anche una questione di fortuna, perché se schieri una formazione con sei giocatori spiccatamente offensivi e vinci con due gol segnati da difensori vuol dire che doveva essere la tua giornata. Però è assai difficile che la fortuna arrivi senza essersela cercata, e quando hai delle idee (anche apparentemente folli), quando lavori con convinzione e soprattutto quando punti sulla qualità, nel calcio raramente hai torto.

Questo è il Valencia che ha fermato l'incredibile corsa di un Real Madrid che dal Mestalla esce battuto ma non ridimensionato, anche perché ci ha pensato Luis Enrique a far digerire subito ad Ancelotti un ko che può starci tutto, visti gli sfibranti impegni sostenuti dai suoi merengues e la dimensione dell'avversario. Se non l'avete ancora capito, la Liga di oggi (diciamo anche quella di ieri) è un qualcosa di molto diverso da quello a cui ci siamo stati abituati negli ultimi dieci anni: restano le superpotenze, ma cresce vistosamente il peso della borghesia. Pensare che si ripeta a brevissimo termine un miracolo come quello fatto dalla banda del Cholo l'anno scorso è forse esagerato, ma è oltremodo chiaro come il livello si sia alzato globalmente, almeno per quanto riguarda le prime 7/8.

Il Valencia è solo uno degli esempi, ed è anche uno dei più particolari, visto che la rinascita del club “ché” è dovuta a quelle dinamiche che sembrano sempre più preponderanti (ma anche più discutibili) ai massimi livelli dell'odierno mondo del calcio: la gestione di una società calcistica attraverso l'utilizzo dei famosi, o famigerati, fondi di investimento. Per riemergere dal baratro sportivo ed economico in cui era piombato, il Valencia Club de Futbol si è messo in mano a Peter Lim e Jorge Mendes, un magnate di Singapore e il più grande procuratore che ci sia. Ha speso ben 126 milioni di euro fra mercato estivo e primi giorni di quello invernale, comprando otto giocatori che per la maggior parte non rimangono una pura proprietà del club, ma vengono gestiti da terze parti che – di fatto – li parcheggiano lì in attesa di valutare l'evolversi del loro investimento. Certo, se la terza parte rappresenta anche la proprietà del club, c'è qualcosa che non va ma è tutto più facile.

Quello che va alla grande è invece il modo in cui la squadra del Valencia è stata costruita: è stata formata una rosa con un'età media inferiore ai 24 anni ed è stata affidata ad un allenatore semisconosciuto, sicuramente raccomandato, ma probabilmente con la giusta “follia” per far decollare in tempi brevissimi questo progetto. Nuno Espirito Santo, che prima di sedere sulla panchina del Mestalla vantava a curriculum solo una finale di Coppa del Portogallo con il Rio Ave ma che può vantare un'amicizia fraterna con il potentissimo Jorge Mendes, ha deciso di affrontare i Campioni d'Europa e del Mondo facendo una cosa che in Spagna non fa nessuno: il 3-5-2. Attenzione però, non il 3-5-2 che intendiamo, e vediamo, in Italia. Il Valencia ha sfidato il Real Madrid giocando con tre centrali, un laterale conservativo (Barragàn, l'autore del gol del pareggio, il suo primo in otto stagioni di Liga...) e per il resto tutti giocatori offensivi, compreso l'ultimo colpo di mercato, il nazionale argentino Enzo Perez preso per 25 milioni dal Benfica. Senza paura, solo con la convinzione di potercela fare.

E il Valencia ce l'ha fatta. Ha battuto in rimonta una squadra reduce da 22 vittorie consecutive e ha mandato in delirio 50mila tifosi, che per il momento non guardano a quello che c'è dietro, solo a ciò che offre loro il campo. Lo fanno anche i tifosi dell'Atletico Madrid, quelli del Siviglia, quelli del Villarreal. Tutti club che operano con i mezzi del calcio di oggi e che forse rimangono lontani dal concetto romantico di un calcio che comunque – duole ammetterlo – non c'è più. Club che continuano a crescere nei risultati puntando su calciatori giovani e soprattutto molto bravi. Vincono spesso, divertono quasi sempre e fanno soldi. Semplicemente perché hanno come primo punto di riferimento la qualità del prodotto che offrono. Il che, prima o poi, porta sempre dei risultati. E' così difficile da capire?  


di Stefano Borghi

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