Isco, dolce Real dilemma

Nel Clásico lo spagnolo ha fatto la differenza nel 4-4-2 di Ancelotti, ma quando tornerà Bale?

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Ha avuto pazienza, ha lavorato duro e adesso è il dolce dilemma del Real Madrid. Francisco Román Alarcón Suárez, per tutti solo Isco, oggi è la fotografia della metamorfosi che Ancelotti ha prodotto per il suo Real, in tempi brevissimi – come l'anno scorso – e con risultati strabilianti. E' anche il nuovo (ma chissà per quanto...) beniamino del Bernabéu, come ha chiaramente dimostrato la standing-ovation con cui la volubile platea madridista lo ha salutato al termine di un Clásico che il numero 23 bianco ha interpretato “a puro fútbol y a pura entrega”, ovvero con tanto talento ma anche tantissima dedizione.

Isco è un giocatore di classe cristallina, uno che negli ultimi 30 metri di campo sa abbinare praticità ed estetica, non risultando quasi mai appariscente ma sempre delizioso. Isco è anche – forse soprattutto – un ragazzo molto determinato, per questo, nonostante una stagione scorsa iniziata con un ingresso da 30 milioni di euro alla Casa Blanca e terminata con un minutaggio poco soddisfacente (ma anche con 8 gol in Liga) non si è mai scomposto, dimostrando chiaramente al suo allenatore di non essere un altro ventiduenne con grandi mezzi e poca testa, bensì una risorsa da conservare e sfoderare al momento giusto. Momento che è arrivato dopo un'altra estate di “febbre da mercato” per Florentino Pérez, che ha costretto Ancelotti ad accantonare quel 4-3-3 in cui Isco doveva per forza snaturarsi per virare su un 4-4-2 “stile Capello”, dove gli esterni di centrocampo sono molto più trequartisti che non ali, con il compito di andare verso l'interno più che sul fondo e soprattutto l'obbligo di partecipare attivamente alla fase difensiva. Ruolo perfetto per le caratteristiche del malagueño (e di James Rodríguez), molto meno per quelle dell'attuale Gareth Bale, che nella sua costante evoluzione da terzino di forza a superstar d'attacco ha guadagnato tanta capacità di definire perdendo però il senso di collettività del gioco, chiave per i successi di qualsiasi squadra al mondo, in particolare di quelle di Carlo Ancelotti.

Ancelotti che ha già placato tutti coloro i quali hanno visto nella consacrazione di Isco il nuovo problema per una realtà che – ad oggi – sembra poter fare a meno di Mister 100 milioni: ha detto che quando il gallese risolverà i (soliti) problemi fisici tornerà a bomba nell'undici titolare, staremo a vedere, di sicuro ci sarà bisogno di tutti perché la stagione è lunga e questo Real Madrid ha già lasciato intendere di volere e potere puntare a tutti gli obiettivi, però è altrettanto vero che l'anno scorso l'uomo che fece saltare gli equilibri previsti fu Di María, uno che ai nastri di partenza non era di sicuro atteso come un protagonista determinante. Uno che oggi non è più a Madrid. E che potrebbe aver ceduto il proprio ruolo, e il proprio status, a quello che l'anno scorso gli faceva da riserva. 

di Stefano Borghi

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