Cordoba, a Madrid 42 anni dopo

Dal record di 50 anni fa al gol promozione al 97esimo

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Che da quelle parti ci sia qualcosa di magico lo si è capito da più di un millennio, ed è tutta una questione di mescolanze. Cordoba, città tanto bella da essere patrimonio dell'UNESCO e allo stesso tempo tanto in crisi come tutta l'Andalusia, stretta fra l'acqua del Guadalquivir e la roccia della Sierra Morena, ha una storia con pochissimi eguali. Nella cattolicissima Spagna la chiamano “Città dei Califfi”, perché i musulmani vi hanno regnato per più di seicento anni, rendendola il centro del Mondo durante il X Secolo e regalandole la più mozzafiato delle moschee presenti nell'Europa Occidentale, oggi ovviamente trasformata in cattedrale, di conseguenza unica per il suo mix di stili.



DI NUOVO GRANDE - Adesso, Cordoba è tornata ad essere una città di serie A anche nella mappa del calcio spagnolo, e lo ha fatto in un modo leggendario. E' successo il 22 Giugno, nella finale di ritorno dei playoff sul campo del Las Palmas: dopo lo 0-0 dell'andata, i locali al novantesimo conducevano 1-0 e – come da perfetta tradizione latina – il pubblico aveva già fatto invasione e si assiepava a bordo campo pronto a festeggiare, salvo poi venire ammutolito dalla zampata vincente (minuto 97) trovata da Ulises Dávila, un messicano residente a Stamford Bridge e ripartito il giorno dopo per mettersi a disposizione di Mourinho, ritrovatosi in quel momento ad essere per il Cordoba il lasciapassare ormai insperato verso la nona stagione di Primera División in sessant'anni di vita.

DI STEFANO E UN RECORD IMBATTUTO - Una vita brevissima ai massimi livelli, che però ha saputo lasciare il segno perché esattamente cinquant'anni fa i biancoverdi stabilirono un record ancora oggi imbattuto: subirono solo due gol in casa in tutto il campionato, e l'unico avversario a segnare nello stadio Arcángel fu il grande Alfredo Di Stéfano, perché il secondo fu in realtà autorete.



L’ULTIMA VOLTA C’ERA DEL BOSQUE - Ricordi mitici ma anche impolverati, come quello dell'ultima volta in cui il Cordoba partecipò al campionato di Primera: era la stagione 1971/1972, quella in cui la Liga venne estesa da 16 a 18 squadre, che si concluse con la retrocessione ma anche con un esito determinante per i destini del titolo, visto che alla penultima giornata – e già matematicamente condannati – gli andalusi sconfissero a sorpresa il Barcellona regalando il campionato al Real Madrid. In quel Cordoba giocava Vicente Del Bosque, ragazzino di ventuno anni chiamato a compiere il servizio militare nella base cordobese di Cerro Muriano e di conseguenza mandato lì in prestito annuale dal Real.


TOCCA A FAUSTO ROSSI - Ora, per il ritorno ai piani alti, in prestito al Cordoba ci è arrivato Fausto Rossi, che dopo l'esperienza a Valladolid inizierà un altro campionato di battaglia proprio al Santiago Bernabeu, dove l'anno scorso fu invitato come ospite d'onore il giorno dopo aver segnato un gol decisivo contro il Barcellona: corsi e ricorsi della Storia, che dalla Città dei Califfi è passata spessissimo. Anche in materia di calcio. Bisogna solo centrare il momento, essere l'ingrediente giusto nell'eterno cocktail di Cordoba.

di Stefano Borghi

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