L'Arsenal vince la "sua" finale giocando come sa

Undicesimo trionfo in Coppa d'Inghilterra per i Gunners, che raggiungono il Manchester United nel primato di vittorie. Una partita, nonostante le apparenze, molto logica. Vediamo perchè.

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Wembley - E' pressochè certo che qualcuno, nella varietà di pareri di questo mondo, definirà Arsenal-Hull City una partita pazza.

A nostro parere è stata invece una delle gare più razionali che si possano vedere, considerando la differente caratura delle squadre. Quella inferiore tecnicamente, ovvero lo Hull City, segna solo nelle occasioni in cui può logicamente farlo con fiducia, ovvero su calcio piazzato, sul quale salgono i tre difensori centrali, e crea qualche pericolo in situazioni di gioco libero, dopo palla recuperata o – lo scivolone di Per Mertesacker alla fine dei supplementari – in circostanze non puramente tecniche. 

Quella superiore, nonostante gli smarrimenti sui calci piazzati che hanno prolungato almeno fino al 15° il loro effetto snervante, continua a giocare come sa, non si abbandona alla paura, e quando varia il proprio assetto inserendo una seconda punta vera, come accade molto di rado, fa in modo che non vengano sprecate le doti migliori dei suoi giocatori. 

Certo, il gol dell’1-2, segnato da Santi Cazorla su punizione al 17°, dunque nemmeno 10’ dopo il 2-0 di Curtis Davies, ha permesso ai Gunners di rientrare subito dal passivo peggiore e dunque di non sentirsi troppa fretta nel rimontare, ma per il resto si è trattato dello sviluppo più logico sotto dettatura del divario tecnico tra le squadre.

Si diceva della disposizione in campo. Lo Hull City aveva la difesa a 3 (o 5) utilizzata molto in questa stagione, anche se contro l’Arsenal in campionato questo era avvenuto solo per i 20’ iniziali della sfida all’Emirates, e mai nel ritorno. Così messa, con Ahmed Elmohamady a destra e Liam Rosenior a sinistra a cercare di restare alti e costringere i loro dirimpettai a fare altrettanto, ha funzionato in qualche modo – ma con tante situazioni di ultimi passaggi Arsenal intercettati in extremis o palle perse dai Tigers vicino alla propria area - fino a che lo Hull City non è stato costretto ad arretrare dalla scelta di Arsene Wenger di inserire Yaya Sanogo al posto di Lukas Podolski, non molto efficace. Sanogo si è portato vicino a Olivier Giroud, con Ozil a sinistra e Cazorla a destra, ma con costanti movimenti a rientrare per lasciar salire Kieran Gibbs a sinistra (non spiegabilissimo il suo errore da 5 metri al 79°, con porta pressoché vuota) e Bacary Sagna dalla parte opposta. In molte circostanze si è visto, con possesso di palla a un difensore centrale londinese, quasi un 2-1 (Arteta)-3-4, con i due terzini sulla linea di Aaron Ramsey, avanzato rispetto ad Arteta, e davanti Cazorla, Ozil, Giroud e Sanogo a muoversi di continuo, creando una parità numerica con i difensori e i centrocampisti dello Hull City che bastava un dribbling o un uno-due ben fatto per spezzare. Vero che in barba a tutto questo il pareggio è arrivato su calcio piazzato, con Laurent Koscielny a girare in porta da due metri, ma ad esempio il gol decisivo è stato segnato in una situazione in cui una rete di passaggi al limite dell’area avversaria, effettuata con una tranquillità arsenaliana non sempre vista quest’anno, è stata momentaneamente interrotta dall’irrompere di Sanogo che ha però creato la confuzione sfruttata da Giroud per il colpo di tacco che ha aperto la porta al tiro istintivo di Ramsey, che ha festeggiato come uno che credesse davvero – e perché mai doveva essere il contrario? – a quanto affermato nell’intervista al programma ufficiale della partita, ovvero che una vittoria poteva significare una crescita notevole per l’attuale gruppo. 

Nel frattempo, per lo Hull City Paul McShane aveva sostituito al 66° Alex Bruce (con James Chester che gli lasciava il posto sul centro destra, spostandosi al centro), Sone Aluko aveva rilevato Stephen Quinn al 74° e George Boyd era entrato al posto di Rosenior al 102°. Non era cambiato molto per i Tigers: Boyd aveva fatto il laterale e Aluko si era mosso alle spalle di Matty Fryatt, con il 3-5-1-1 sempre vivo. Solo dopo avere subito il 3-2 Bruce ha cambiato, per disperazione: Boyd - che pure qualche colpo l’avrebbe – a terzino sinistro del 4-2-4, con McShane e Chester centrali, Elmohamady dalla parte opposta, Davies (!) e Fryatt punte centrali con il supporto di Livermore e Aluko, mentre Meyler, alternandosi a Livermore, dava uno sbocco ai passaggi di Tom Huddlestone. Roba da tentare quando cerchi un gol che ti salvi e non devi preoccuparti eccessivamente di non subirne un altro.

Ma alla fine, e si torna al concetto iniziale, è tutto qui: la squadra con maggiori risorse tecniche e di conseguenza tattiche le ha applicate con calma, favorita dalla rapida riduzione dello svantaggio dei primi 8’, mentre quella che aveva meno scatole nel retrobottega ha cercato di sistemare meglio quelle che aveva, con risultati solo iniziali.

Dunque primo trofeo per l’Arsenal dal 2005, FA Cup vinta ai rigori sul Manchester United, e conclusione serena di una ennesima stagione con eccessi di zelo e flagellazione, non sempre eterodiretta. Quel che sarà da domani non si sa, a parte la parata prevista per le vie di Islington, e preannunciata da un cartello – roba di normale pianificazione del traffico e dei parcheggi – che aveva suscitato qualche inutile polemica, anche se l’aggettivo è quasi ridondante.

Per il resto una finale come molte del recente passato, ovvero con una squadra affermata e un’altra inedita (lo Hull City non era mai arrivato a una finale, idem il Wigan lo scorso anno) o quasi (Cardiff City nel 2008). L’atmosfera è sempre magnifica nel prepartita, e specialmente nei minuti che dividono l’ingresso in campo dal calcio d’inizio, e nella circostanza si è vivacizzata in occasione delle reti (ovviamente…) e però in pochi altri frangenti. Non ha in genere molto senso paragonare ere diverse, ma certamente è cambiata una grossa fetta di pubblico negli stadi inglesi, e di conseguenza certe manifestazioni di tifo si sono standardizzate, diventando a volte un po’ scontate. Ci avevano fatto un’impressione più forte e duratura - infatti ne parliamo ancora, proprio adesso – i tifosi del Portsmouth sei anni fa, ma si tratta di considerazioni estemporanee, ce ne rendiamo conto. Noi stessi abbiamo trascorso una buona parte di gara a postare messaggi su Twitter, tramite l’account Foxsportsit, e a scattare fotografie, ed è vero che stavamo lavorando, ma è altrettanto onesto dire che lo avremmo fatto in ogni caso, anche per diletto. E così si vedono scene come quella del terzo gol dell’Arsenal, in cui nelle immagini diffuse in televisione un tifoso, mentre la palla entra, sta chiaramente fotografando l’azione con un tablet tenuto di fronte al viso. Se ogni venti tifosi uno fa così, si fa presto a veder calare la bolla emotiva in certe partite, anzi persino in queste, fermo restando che il boato al fischio finale, e al sollevamento della coppa, è stato di quelli da ricordare. 

Roberto Gotta


ARSENAL: Fabianski - Sagna, Mertesacker, Koscielny, Gibbs - Arteta, Ramsey – Cazorla (Wilshere 105), Ozil (Rosicky 105), Podolski (Sanogo 61))- Giroud. Allenatore Arsene Wenger. 


HULL CITY: McGregor – Chester, Bruce (McShane 66), Davies – Elmohamady, Livermore, Huddlestone, Meyler, Rosenior (Boyd 102)– Quinn (Aluko 74)– Fryatt. Allenatore Steve Bruce.


Reti: Chester 4, Davies 8, Cazorla 16, Koscielny 71, Ramsey 109. 


  



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