15 aprile 1989, 25 anni dopo Hillsborough

In Inghilterra tutte le partite inizieranno con sette minuti di ritardo rispetto al solito orario per ricordare la strage in cui morirono 96 persone

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La data, 15 aprile 1989, e il luogo di Hillsborough a Sheffield, cambiarono per sempre la storia del calcio inglese. Il prezzo fu terribile, novantasei morti, tutti tifosi del Liverpool soffocati nella calca provocata da chi aveva consentito l'ingresso oltre la capienza della gradinata, schiacciati contro transenne che nessuno ebbe il buon senso di aprire.

Una dinamica tristemente gemella a quella di quattro anni prima allo stadio Heysel, quando trentanove persone perirono prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. A Bruxelles fu la furia criminale di hooligans che nessuno aveva controllato mentre si sbronzavano sin dalle prime ore della mattinata a provocare la tragedia, a Sheffield una combinazione di fattori che andarono dalla mancanza di organizzatori e forze di polizia alla fatiscenza dell'impianto.

Si giocava Liverpool-Nottingham Forest, semifinale di Coppa d'Inghilterra: i tifosi dei Reds vennero fatti entrare in un settore che conteneva un numero di persone ben più limitato di quante realmente entrarono. Non c'erano tutti i posti seduti e numerati, ma soprattutto c'erano le barriere tra gli spalti e il campo. Fu lì che si consumò la tragedia, sotto gli occhi atterriti degli altri spettatori, di chi guardava la tv, di giocatori in campo che solo dopo sette minuti furono fermati per una partita che a quel punto non valeva più nulla.

La colpa fu data ai tifosi quando in realtà le responsabilità erano di altri, e due anni fa il governo Cameron ha ammesso che le indagini erano state sviate. Fu chiesto schisa ai parenti delle novantasei vittime, che persero la vita per seguire una passione, esattamente come i trentanove morti dell'Heysel. Da allora gli stadi in Inghilterra sono diventati luoghi sicuri, impianti modello dove il calcio è tornato una festa. Ci si poteva pensare anche venticinque anni fa.

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