La rivoluzione Blues, il Chelsea è campione: tutti gli uomini di Conte

Il Big Bang Blues è stato incredibile. Il lavoro di Conte ha rivitalizzato Hazard e Diego Costa, i grandi MVP della stagione: tutti gli uomini di Antonio.

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Tutti lo temono. Tutti lo desiderano. Tutti lo riconoscono. E ora la storia dei miracoli abbraccia a sé l'ennesimo profeta del pallone: Antonio. Ancora una volta, un italiano, diventa l'uomo più amato d'Inghilterra. 'Fantastic One', un tipo quasi normale nella sua specialità. Semplicemente Conte. Colui capace di scatenare il nuovo Big Bang del calcio britannico, attraverso la creazione di un rinnovato mondo Blues. Perché il suo Chelsea discende da sé stesso, si alimenta soprattutto delle sue vecchie forze. Rinasce.

Il 'Metodo Conte' fa scuola. Riempie di cultura un ambiente già ricco di natura. All'inizio doveva essere mamma Inghilterra a impreziosire il bagaglio personale di Antonio. Dalla lingua a una filosofia calcistica più libera e licenziosa. Quello spirito british che tanto lamentiamo manchi al nostro calcio. Questione di mentalità, sì. Prima, però, i risultati. E quelli, al Chelsea, li ha insegnati un italiano. Perché per una volta, a Londra, il caffè vince sul the. La frenesia batte il self control e la passione supera la razionalità. Non solo: tutto Stamford Bridge, da oggi, da Blues si trasforma in tricolore.

Testa, cuore e gambe. Impulsi. Scosse latine a risvegliare i vecchi encefalogrammi piatti dei laboratori di Cobham. Metamorfosi leccese. Step by step. Scalando i gradini di Sua Maestà la Premier League, tra polemiche e invidia. Depurando l'ambiente dalle sensazioni negative lasciate in dote dai predecessori. Senza alimentare quella vis-polemica che aveva sbiadito il Blues. Smentendo tutti. Sbugiardando la critica e, soprattutto, rivitalizzando gli eroi decaduti nell'ultimo caos sportivo originato da Mourinho. Questione di rinascita.

Big Bang Blues, Chelsea campione: il miracolo di Conte

Antonio Conte
Oggi nulla è più bello di Conte

Dimostrare sul campo di essere uomini. Per un attimo l'essenza del calciatore può aspettare. Perché Conte è partito dalla mente, ha lavato il cervello dei suoi ragazzi. Antonio ne ha combinate di cose, sì. Ha urlato, si è buttato sulla folla dopo i gol, ha litigato, si è commosso, si è incazzato e, infine, è entrato nel cuore. Il Chelsea lo ama, nessuna retorica. Realtà. Da Terry, che con lui ha chiuso la sua leggendaria avventura in Blues, dando addio al popolo che lo ha reso immortale, fino a quei giocatori che quest'estate tutti davano per spacciati, trasformandoli all'improvviso in eroi. Ok, ma come?

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Antonio si è preso tempo. È arrivato a Londra e ha cercato casa. Ambientamento. Poi per un mese e mezzo ha gettato il concime per preparare il terreno sul quale seminare i suoi principi di gioco. E i fiori sbocciati, per la maggior parte gli stessi del raccolto della passata stagione, sono venuti su con una nuova linfa. Rinati. Fioriti dopo essere appassiti. E allora scopriamo assieme, dalla difesa all’attacco, gli ingredienti preziosi che hanno permesso a Conte di scrivere questa pagina di storia.

Nessun Courtois circuito

Thibaut Nicolas Marc Courtois
Courtois, il portiere del titolo

Giochi di parole a parte, a Stamford Bridge di black out non ce ne sono stati. I numeri certificano il devastante lavoro di Antonio. Un allenatore che rispetta la sua cultura - quella che vuole la difesa come il reparto da cui costruire una squadra - adattandola però al contesto sportivo in cui si trova. Solidità. Già, il modulo: roba relativa ma tanto determinante. Perché le famose 13 vittorie di fila sono iniziate col passaggio al 3-4-3. Anzi, al Courtois-3-4-3. Uno che si è sporcato i guanti solo nei casi di emergenza.

Sei partite di fila senza subire gol, dal primo ottobre al venti novembre. La svolta. Tra leggerezze e cali di tensione. Tipo l'infortunio che Courtois ha subito alla spalla prima della partita di aprile contro il Manchester United. Tutta colpa di uno spot NBA. Amen. Perché Antonio ci è passato sopra, è andato avanti. Perdendo all'Old Trafford e facendosi accorciare dal Tottenham. Che avrà sì avuto una miglior difesa complessiva, ma nulla ha potuto per agganciare i Blues.

Goodbye Terry

Terry
Per sempre Blues

Dai, è un attimo fare il parallelo con Totti e Spalletti. E senza entrare nel merito, è proprio un'altra storia quella tra Antonio e John. Leader. Leggenda. Capitano. Goodbye, Sir JT. Perché anche i migliori smettono. E quest'anno il Chelsea, dopo 22 meravigliosi anni, saluta il suo Capitano. "I always be a Blue". Conte nella penultima uscita contro il Middlesbrough gli ha regalato 6 minuti a Stamford Bridge davanti alla sua gente. Amato e salutato con l'eleganza Blues.

David Luiz, wow: ora è un top

Chelsea
David Luiz, difendere all'attacco

Ha ritrovato sé stesso. Con la solita chioma, con la sua genetica da difensore votato all'attacco. Stupendo, uscendo palla al piede. Calciando ossessivamente le punizioni. Divertendo. Ringraziando:

Parliamo tanto ogni giorno e abbiamo un bel rapporto che va oltre il campo di calcio. Cerca di migliorarmi ogni giorno, ne sa molto di calcio e sono davvero contento di lavorare con lui.

Conte ha il vizio stupendo di fondare i suoi successi sulla rinascita dei giocatori considerati finiti. Prendendo gli uomini sottovalutati e rigenerandoli con una nuova linfa. E il caso di David Luiz è emblematico. Il capellone è un regista difensivo, preziosissimo in fase di possesso. Crea, disegna quei passaggi tesi alla Bonucci che aprono le linee avversarie. Esuberante al centro della difesa e più concentrato rispetto al passato. "A new David Luiz". Protetto alle spalle dalla meticolosità tattica di Cahil e Azpilicueta. I due lo coprono, il brasiliano infatti non è ineccepibile negli anticipi. Però fa la sua scena, conquista. E il Chelsea diventa campione anche grazie a lui.

Meravigliosamente Moses

Moses
Infinitamente Moses

All'improvviso imprescindibile. Unico. A Stamford Bridge ha trovato casa sua. Victor, a 26 anni, è diventato grande. Nel segno di quell'infanzia difficile in Nigeria, figlio di un pastore cristiano perseguitato dai terroristi islamici di Boko Haram. Molto meglio, invece, veder fuggire il figlio sulla fascia destra Blues. Spaccando le partite con le sue 4x4, guadagnando il fondo, crossando e tagliando il campo senza soluzione di continuità. Una dinamo infinita.

Dal Crystal Palace alle belle cose col Liverpool, dai prestiti in Blues fino alla consacrazione con Antonio. Dimostrandosi una vera forza della natura. "Ma questo è il nuovo Giaccherini di Conte". Perché Moses corre, corre e corre. Non si ferma mai. Incide. Come il 26 novembre proprio contro il Tottenham, chiudendo la partita con il gol del 2-1. All'improvviso imprescindibile.

26 milioni di volte Marcos Alonso

Alonso
Marcos Alonso

Un po' terzino, un po' attaccante. 26 milioni e mezzo di... risate. Pagato fior di soldi dal Chelsea in estate. Plusvalenza della Fiorentina, tutti giù a ridere. "Sono pazzi a Londra a spendere quella cifra". E invece lo spagnolo di Madrid cavalca la fascia sinistra di Stamford Bridge mentre Conte galoppa verso sentieri inesplorati.

Arrivato a Londra il penultimo giorno di agosto, 29 presenze, titolarissimo, lo spagnolo ha spiegato le ali e ha scorribandato dappertutto. Sei gol, di cui uno stupendo contro l'Arsenal. Un cavallo pazzo ammaestrato dal fantino più forte del mondo. Marcos e Antonio, dall'Italia a padroni d'Inghilterra.

La 'Wrecking Ball' Kanté

Chelsea
Ma che potenza è Kanté?

Da Ranieri a Conte. Dal Leicester al Chelsea. Da leader a leader. E, soprattutto, per il secondo anno di fila in cima alla Premier League. Gli standard di N'Golo sono vertiginosi. Una palla demolitrice di 168 centimetri che si diverte a fare a briciole i centrocampi avversari. Al timone della mediana Blues e al volante della sua inseparabile Mini Cooper S. Umilissimo, piccole pretese e giganti prestazioni.

Tanto per capire, ci sono due dichiarazioni uscite dalla bocca di Conte che certificano il valore del motorino francese. "N'Golo dovrà correre come facevo io", frase detta il 30 luglio. Ecco invece una di ottobre, solo un paio di mesi dopo: "In squadra vorrei avere tanti Kant'é".  Perché con lui distruzione e creazione coincidono. Mini pretese, super Kanté.

Speedy Willian

Chelsea
Willian

Fenomenale nella vittoria di Conte all'Ethiad contro il Manchester City. Spacca partite in corso, Willian. Rialzatosi dopo la morte della mamma e dodicesimo uomo del Chelsea campione d'Inghilterra. Sostituto e terzo polmone di Pedro, adoperato per dare fiato e qualità improvvisa alla squadra. Come un Kinder sorpresa che colora il pomeriggio di un bambino.

Saggezza Matic

Matic, Chelsea
Matic

Da merce di scambio a oro prezioso. Scaricato da Abramovich nell'operazione David Luiz e poi riaccolto a braccia aperte. Ora certezza. Incedibile anche in estate, la Juventus lo voleva fare erede di Pogba. Conte, invece, lo ha reso il fulcro del Chelsea. Perché quando una cosa è bella nessuno lo può negare. E il suo gol contro il Tottenham, nella semifinale di FA Cup, è stato un tiro dalla potenza nucleare. Ragnatele spazzate via, dall'incorcio e dal suo conto. Nel segno di Conte.

L'arte è Hazard

Eden Hazard
Infinitamente Hazard

Con un giocatore così, tutto è più facile. Easy. L'ultimo Chelsea di Mourinho dipendeva dall'Eden. Un giardino con un'accezione negativa allora, perché il belga non era mai abbastanza. Oggi invece il rendimento di Hazard ha nobilitato l'unione della squadra. Un po' come la spezia preziosa dona quel tocco in più a un piatto già squisito. Perfezione, già.

Superato il record personale di 14 gol in Premier League, disegnato ogni dribbling immaginabile. Ricordate la magia contro l'Arsenal? Serpentina micidiale e palla in gol. Esotico e concreto. Perché con un giocatore così, tutto è più facile.

Amore, odio e Diego Costa

Chelsea
Diego Costa e Antonio Conte, amici al contrario

I gol, le esultanze, le liti, gli abbracci e la passione. A Conte e Diego Costa è bastata una stagione per viversi. I due si sono emozionati e arrabbiati all'unisono. Antonio è stato bravo ed elegante allo stesso tempo. Ha recuperato un giocatore che in estate sembrava perso. Per credere, conviene lasciare parola al diretto interessato:

Quando in estate gli ho detto che volevo andarmene, lui si è arrabbiato, quasi non mi guardava. Io avrei fatto lo stesso, meno male che poi ho iniziato a segnare. Sognavo l'Atletico Madrid, sono dovuto tornare da Conte con la coda fra le gambe.

Dalle urla in campo alla lite in allenamento e niente convocazione a gennaio per la sfida contro il Leicester. E così, in un attimo, si materializzano scenari di mercato impensabili fino a pochi giorni prima: gli agenti del giocatore vanno in Cina per trattare con il Tianjin Quanjian. Di traverso, però, si mette Conte: perché Diego Costa resta. Superando veleni e tensioni. Segnando. Venti punti esclamativi in campionato, perché “se io sono il proprietario del mio futuro mica significa che sto andando verso la Cina". Amore, odio e Diego Costa: un uomo rinato grazie alla pazienza di Conte.

Michy Batshuayi, eroe a sorpresa

E infine c'è Michy Batshuayi, 18 presenze in Premier League, tutte a partita in corso. Al 76' del match col WBA, sullo 0-0, quasi non ci credeva quando Antonio Conte lo ha chiamato. Ha guardato il compagno Kanté, ha esitato prima di svestire la tuta e al primo pallone utile l'ha messo dentro. Sul titolo del Chelsea c'è anche la sua firma.  

Chelsea
La meraviglia Blues

E così, ancora una volta, un italiano diventa l'uomo più amato d'Inghilterra. In Premier League, con Antonio, forse qualcosa è cambiato. Senza stereotipi e preconcetti tattici. Grazie a passione e pazienza, con giocatori top. Dall'MVP della stagione, Hazard, al recuperatore di ogni pallone, Kanté. Il tutto miscelato dall'uomo dell'anno: Mr. Antonio Conte.

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