Playoffs NBA, Spurs-Rockets: la partita che aspettavamo da tempo

La giocata di Ginobili resterà nella storia NBA, ma tutti i 53 minuti di Spurs-Rockets riappacificano con dei playoffs piuttosto piatti.

Ginobili e la mano de dios vol.2

87 condivisioni 0 commenti 5 stelle

di

Share

Avevamo parlato di un trend che vedeva partite non troppo combattute in questi playoffs NBA e siamo stati ben contenti di essere subito smentiti da Spurs e Rockets. Gara cinque tra le due compagini texane è stato un match bellissimo dal punto di vista delle emozioni, del pathos e di quegli episodi che possono cambiare il finale di un libro nei modi più incredibili e disparati. Di certo il quarto periodo e l'overtime non sono stati il perfetto esempio del bel basket, ma la grandinata di emozioni e colpi di scena fanno passare in secondo piano aspetti meno positivi.

Non a caso, nel solo overtime di questa partita ci sono stati più lead changes (tre) rispetto a nove delle sedici partite di semifinale di conference giocate sino a quel momento. L'uscita di scena di Tony Parker è stato un duro colpo per la truppa di Popovich, ma come sempre succede, se c'è un testimone pesante da raccogliere, serve che tanti gregari si offrano per raccoglierne un pezzettino provando a fare l'intero. Jontahon Simmons ne ha raccolto uno davvero grande, marcando Harden in the clutch e obbligandolo a ben quattro palle perse che hanno portato anche a decisivi contropiedi (uno chiuso da lui con una tonante schiacciata).

Danny Green, il tiratore per eccellenza, ha prima infilato un canestro e poi ha griffato un inusuale gioco da tre punti nell'overtime per tenere lì i suoi. Patty Mills nel momento in cui Houston stava scappando nel quarto periodo ha infilato una tripla dal peso specifico incalcolabile. Tutti encomiabili e preziosi, ma se non ci fosse un albiceleste staremmo parlando, probabilmente, di altro.

La grande prestazione difensiva di Simmons

"Manu de dios" Ginobili

Nel primo tempo ha fatto letteralmente esplodere la propria panchina penetrando a suo modo, anche se con tempi diversi rispetto al passato, andando a finire con una schiacciata di destro che non si vedeva da tanto tempo. L'entusiasmo dei compagni è inversamente proporzionale all'importanza della giocata in sè e si sa che a Manu interessa poco la forma e più la sostanza. Arriva quindi la giocata di questi playoffs NBA. Rockets sopra di tre punti, prima rimessa farraginosa degli ospiti che si rifugiano in una palla a due vinta poi da Gordon. Harden prende palla, semina Ginobili che lo rimonta da dietro stappando la palla in maniera perfetta e facendo spirare il cronometro nel tripudio dell'AT&T.

È stata una giocata rischiosa - ha detto Ginobili - e su questo non c'è dubbio. Ma era più rischioso lasciarlo tirare. 

Harden, maestro nel guadagnarsi falli anche senza diritto di cittadinanza, incredibile talento e capacità di costruirsi un tiro, si è dovuto inchinare alla sapienza e all'infinita voglia di vincere di Manu, ancora una volta decisivo per i suoi. Quando più serve. Quando non ne si può fare a meno.

NBA basketball: pro e contro secondo James Harden

Venire stoppato da Ginobili sull'ultimo tiro non è sintomo di vergogna, perché Harden è stato il quarto a subire questo trattamento dopo Kevin Love, Ray Allen e sua maestà Kobe Bryant. La sua partita non è solo questa, perché nel primo tempo i suoi hanno tirato con il 65% (13-20) da attacchi creati da lui (tiri o assists), contro il 42.1% (8-19) di quando non era coinvolto. Ha segnato o assistito per 23 dei primi 29 punti della squadra e ha permesso ai suoi di andare in vantaggio prendendo anche un'inerzia che sembrava decisiva.

Di certo nel quarto periodo e nell'overtime la lucidità è venuta meno, ha sofferto la difesa di Simmons e ha congelato la palla arrivando troppo spesso al limite dei 24". Questo, contro una difesa individuale come quella degli Spurs, è peccato capitale. Difficile capire se sia arrivato in debito negli ultimi minuti oppure sia ricaduto in un suo endemico difetto, ma di certo nonostante gli errori non si è nascosto dietro alle responsabilità. Ora c'è una gara sei da vincere per tornare a San Antonio, perché i D'Antoni boys hanno ampiamente dimostrato che questa serie è tutt'altro che finita.

Share

Vota

Commenta

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Leggi di più.