Burgos: "Io e Simeone come Bud Spencer e Terence Hill"

L'allenatore in seconda dell'Atletico Madrid racconta a El Mundo il suo rapporto con il Cholo: "Siamo come le coppie famose del cinema".

German Burgos, allenatore in seconda di Diego Simeone all'Atletico Madrid

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Un tempo erano compagni di squadra nella Nazionale argentina e nell’Atletico Madrid, dove il Mono si esaltava tra i pali e il Cholo si sdoppiava in mediana, tra compiti di copertura e incursioni nell’area avversaria. Oggi sono due volti della stessa medaglia, grintosa e a volte vincente. Germán Burgos e Diego Simeone: da sei anni, tra Catania e Atletico, condividono la stessa panchina.

In Sicilia hanno portato a termine una salvezza quasi miracolosa, raggiungendo il 13esimo posto con 46 punti e stabilendo il nuovo record del club etneo in Serie A: a Madrid, sulle rive del Manzanarre, il duo Simeone-Burgos ha conquistato una Liga, una Coppa nazionale, una Supercoppa di Spagna, un’Europa League e una Supercoppa Europea. Senza dimenticare le due finali di Champions League perse contro i rivali del Real Madrid.

Dirompenti, grintosi, protagonisti anche di accese discussioni con colleghi e avversari: come dimenticare le scintille tra Burgos e Mourinho durante un derby al Santiago Bernabeu nel dicembre 2012? Ma il Mono in realtà è un gigante buono. Ha vinto campionati argentini e una Copa Libertadores tra i pali del River Plate, vissuto due Mondiali da riserva, ma si è esaltato anche fuori dal campo, dove si esibiva con capelli lunghi e cappellino in testa: ruoli da comparsa in film e video, leader di una rockband, The Garb, con quattro cd alle spalle, protagonista in vari programmi radiofonici. In campo, invece, l’intesa con il connazionale Simeone è palpabile. Il Cholo lo ha riportato in Argentina dalla Spagna chiamandolo al Racing di Avellaneda, e poi gli ha fatto fare il percorso inverso per tenerselo vicino al Calderon.

German Burgos e Diego Simeone, duo vincente in panchina
Atletico Madrid, Diego Simeone e il suo vice German Burgos

Burgos: "Io e Simeone? Un duetto da cinema"

Un rapporto di stima e amicizia, quello tra Burgos e Simeone, che l'ex portiere ha raccontato sulle colonne di El Mundo:

Mi sembra di conoscerlo da una vita. Appena uno dei due alza lo sguardo, l’altro sa già cosa dirà. Si tratta di una simbiosi importante. Speciale.

Burgos è un pezzo di storia dell’Atletico Madrid: da portiere ha contribuito alla promozione dalla Segunda Division alla Liga. In tanti nella Capitale spagnola lo ricordano per un’intervista in campo col naso sanguinante per aver parato con le narici un rigore di Figo nel derby. Quando si tratta di descrivere il rapporto con Simeone, il Mono non ha dubbi:

Il gioco dei ruoli tra primo e secondo allenatore è simile a quello delle coppie che danno vita a film di successo: come Robert De Niro e Joe Pesci. O Bud Spencer e Terence Hill.

Mercoledì l'Atletico Madrid sarà chiamato a una piccola impresa: cercare di rimontare lo 0-3 della partita del Bernabeu nella semifinale di ritorno di Champions League. Inevitabile tornare a quella notte del 28 maggio 2014, quando a Lisbona i colchoneros accarezzarono la Coppa con le orecchie, prima dell'1-1 in pieno recupero di Sergio Ramos che aprì le porte alla vittoria del Real. Burgos ripercorre quella sfida, apice di una stagione in cui il futuro di Simeone è stato a lungo un interrogativo:

Avevo detto al Cholo che era una serata importante. Non era finita nemmeno dopo l’1-1. Io sono un ottimista nato, ho bisogno di un pessimista accanto per bilanciarmi. Simeone vive la partita con salti, calci, pugni: io devo cercare equilibrio, liberarlo da dubbi e ansie. Quale delle due finali perse fa più male? Tutte e due, non so scegliere.

È uomo da battaglia, Burgos. Non si sottrae neppure quando si tratta di ricordare un evento doloroso, come l'intervento al quale fu sottoposto nel marzo 2003 per la rimozione di un cancro maligno al rene destro, l’unico che gli funzionava:

C’è tanta gente che mi chiede consigli su come affrontare il cancro. L'altro giorno una vecchia signora mi ha ricordato di quello che le ho detto quando ha saputo di essere malata. Le ho detto di guardarsi allo specchio e ripetersi che avrebbe vinto. Se ho avuto paura? No, al contrario. Sono scappato dalla clinica Cemtro, non ho completato tutta la fase di riabilitazione. Un ragazzo mi fermò per i corridoi e mi chiese di andare a salutare suo padre che era ricoverato. Sono andato nella sua stanza, gli ho parlato, mi ha sorriso: in quel momento ti senti davvero qualcuno, lo sei solo quando sei in grado di dare speranza alla gente. Oggi sono tornato. E l’orso mangia più di prima.

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