FOX Memories - William Garbutt, l'Italia ha il suo "Mister"

Garbutt è stato il primo allenatore straniero in Italia, genio rivoluzionario fuori dagli schemi e dal tempo, eroe che ha battuto la guerra: lo ricordiamo così.

William Garbutt con la pipa in bocca

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Chiudere gli occhi, viaggiare con la mente e ricordare. Oppure farsi raccontare e ascoltare storie lontane, mai vissute ma che fanno parte del nostro passato. Se non le conoscete, mettetevi comodi: c'è "FOX Memories", la nuova rubrica targata Fox Sports che racconta gli allenatori di un tempo e le loro tattiche rivoluzionarie, calciatori leggendari e altri dimenticati. Ricorderemo partite combattute come battaglie e faremo luce sulle gesta di calciatori folli andato incontro a una tragica fine o sopravvissuti per miracolo. Perché non c'è vita senza ricordi, e allora custodiamoli e riviviamoli insieme.

William Garbutt: il primo allenatore straniero

L'hanno pensato, gli hanno dato vita e poi ce l'hanno fatto conoscere. Agli inglesi dobbiamo l'invenzione del calcio, a loro va il merito di aver contribuito allo sviluppo di alcune delle nostre antichissime società. Il Genoa, il club tra quelli italiani con più storia e tradizione, nel 1912 affidò la panchina a un inglese di Stockport ancora ventinovenne, un certo William Garbutt. Non solo fu il primo allenatore straniero nominato da una squadra italiana, ma si rivelò presto anche incredibile precursore di tecniche di allenamento all'epoca sconosciute e valido motivatore per i suoi giocatori. 

Se tra voi c'è qualche fuoriclasse lo sopporterò, altrimenti per fare una grande squadra mi accontenterò soltanto dei grandi giocatori, cioè di quei giocatori che hanno il coraggio grande, il cuore grande. Chi non ha queste virtù non è un grande giocatore e neanche un mediocre giocatore. È nulla, quindi può vestirsi e andarsene subito.

William Garbutt
William Garbutt (il primo in alto a sinistra) allenatore del Genoa

Non faceva l'allenatore di professione - il professionismo nacque solamente nella anni Venti del '900 -, ma aveva già la stoffa per diventarlo. Il calcio da giocatore l'aveva conosciuto solo per pochi anni: buona ala destra, si fece conoscere prima nel Reading e poi proseguì tra le fila del Woolwich Arsenal e del Blackburn Rovers. Proprio durante la militanza al Blackburn, però, si procurò un terribile infortunio che lentamente lo costrinse al ritiro. Si racconta che durante quella partita contro il Manchester United era presente il futuro commissario tecnico dell'Italia Vittorio Pozzo, che descrisse così l'episodio:

Garbutt giuocava come ala destra per il Blackburn. [...] Verso la fine del primo tempo, proprio di fronte a me che stavo in prima fila nei posti popolari, in trincea, col viso proprio a livello del terreno di giuoco, Garbutt tentò di battere un avversario spedendo la palla sulla destra e lui girando a sinistra dell'ostacolo vivente. Cadde, non si rialzò. Nel brusco scarto si era prodotto una profonda lacerazione all'inguine. Fu portato fuori campo, rientrò, si ritirò dopo alcuni minuti. La sua carriera di giuocatore era finita.

Cominciava però quella da allenatore, una nuova esperienza che lo avrebbe portato a vincere tre scudetti col Genoa - nel 1923, nel 1924 e quello controverso del 1915 dopo la sospensione del torneo a causa dello scoppio della Prima Guerra mondiale - e uno in Spagna alla guida dell'Athletic Bilbao. Lo stipendio di Garbutt era fuori mercato: tornato a Genova al termine del conflitto, lievitò fino a 8mila lire all'anno quando un operaio di quel periodo percepiva un guadagno pari a 2-3 lire al giorno. Addirittura, secondo il giornalista Gianni Brera, "Willy" Garbutt arrivò a ricevere fino a 24mila lire.

Dunque il Genoa, oltre a possedere già lo stadio migliore d'Italia, il Luigi Ferarris, stipendiava anche uno dei tecnici più costosi. Proprio la fama acquisita da Garbutt risultò utile per attirare grandi campioni del momento: De Vecchi, Fresia, Sardi, tutti vennero strappati alla squadra rivale dell'Andrea Doria e trasferiti nel Genoa formando così una squadra altamente competitiva.

William Garbutt
Willy Garbutt con il figlio Stuart

"Mister" Willy: doccia calda, paletti e alcol

La preparazione fisica e atletica rappresentava la parte più importante di ogni allenamento. A Garbutt piaceva pensare fuori dagli schemi, inventando e sperimentando moderni metodi che aveva conosciuto in Inghilterra durante la sua esperienza da calciatore. Fu il primo a far fare esercizi per migliorare il dribbling piantando dei paletti nel terreno da superare in slalom e abolì i saltuari "quattro tiri" che in precedenza riempivano gli allenamento di molte squadre.

Si dice poi che Garbutt, come anche altri allenatori inglesi, introdusse l'uso di quella che sarebbe diventata in seguito un'abitudine: la doccia calda negli spogliatoi alla fine della partita. Un vero precursore, anche per il nomignolo utilizzato per chiamare gli allenatori. Sembra infatti che il termine "mister" sia divenuto popolare grazie alla sua influenza e a quella di altri manager inglesi nel corso degli anni Trenta. Dai tifosi della Roma e da quelli del Napoli è considerato il primo vero mister.

William Garbutt
Garbutt con la squadra del Napoli

I partenopei lo ricordano anche per i risultati raggiunti: con Garbutt in panchina gli azzurri arrivarono in sei stagioni due volte al terzo posto, miglior piazzamento ottenuto fino ad allora. La stampa locale napoletana, invece, non lo risparmiava accusandolo di dedicarsi troppo all'alcol, in particolare allo "scotch wisky" importato direttamente dall'Inghilterra. Prendere o lasciare, da buon inglese Willy era anche questo.

La guerra e il ritorno da eroe

Nel 1938 tornò ad allenare il Genoa ma nel suo destino c'era ancora la guerra. Quando l'Italia nel giugno del 1940 entrò in conflitto, a Garbutt venne consigliato di lasciare il Paese nonostante la sua squadra avesse raggiunto la finale di Coppa Italia, che poi perse. Scappò nell'entroterra ligure con la moglie, irlandese, costretto dal mandato di cattura che pendeva nei suoi confronti. Passato anche per il Milan, Garbutt era troppo famoso per poter stare al sicuro e a metà luglio la coppia venne arrestata.

Seguirono due settimane di trattative tra le autorità fasciste e i dirigenti del Genoa per evitare ai coniugi l'oltraggio del campo di concentramento. Alla fine vennero esiliati vicino Salerno, confinati in un paesino di montagna dove vissero dei propri risparmi e di un piccolo sussidio statale. Nel febbraio del 1941, però, arrivò l'ordine di trasferire la famiglia Garbutt in un campo di concentramento in Abruzzo. Ci rimasero un anno fino alle dimissioni di Mussolini nel 1943, ma con la notizia che i tedeschi si sarebbero riversati in Italia fuggirono in un campo profughi di Imola. È qui che Willy perse la moglie e la sua vita fu sconvolta: i bombardamenti degli Alleati colpirono la chiesa locale, uccidendo la donna e altri fedeli.

Questa tragica odissea si concluse quando Garbutt tornò a Genova, come un cerchio che si chiude, lì dove tutto ebbe inizio. Si riunì una folla di persone non appena si sparse la voce che il loro eroe, il Mister, era tornato in città. I tifosi non lo avevano dimenticato, lo stavano solamente aspettando e non furono traditi. Rimase sulla panchina fino al 1948, la sua sedicesima stagione con il club genoano, trentacinque anni dopo il suo primo incarico. In seguito si dedicò all'attività di osservatore fino al 1951, quando tornò in patria, in Inghilterra. Morì nel 1964 a Leamington. Non il suo ricordo, quello è ancora vivo.

William Garbutt
Willy Garbutt, mister ed eroe: semplicemente eterno

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