Dalla povertà alle carezze di Mourinho: tutti pazzi di Talisca

Cresciuto a pane e succhi di frutta, poi la ricchezza donata dal pallone: l'Europa si è innamorata di Talisca, idolo del Besiktas e rimpianto del Benfica.

La storia di Talisca

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Nasceu para o futebol, Anderson Souza Conceição. Anzi, Talisca. Meglio chiamarlo così, anche se il capitolo soprannomi merita una storia a sé (e ci arriveremo). Intanto, per conoscerlo, basta godere del suo talento. Appena votato dalla Uefa come miglior giocatore della settimana di Europa League. In tre caratteri: MVP. Testa, sangue e fisico puramente brasiliani. Concepito a Feira de Santana, a poco più di 100 chilometri da Salvador de Bahia: la terra promessa del pallone.

Dal Brasile alla Turchia, passando per il Portogallo. Colpevolizzato di essersi montato la testa, ‘sta ostentando troppo’, dicevano. Ma entrare nella sua vita è una scoperta che nobilita ancor di più la sua storia. Predestinato, sì. Sinistro come pochi, per credere basta chiedere a quelli del Lione. Che alla fine conquistano le semifinali di Europa League, ma per più di 90 minuti rabbrividiscono dinanzi la classe di Talisca. Trequartista nel 4-2-3-1 di Senol Gϋnes, libero di agire nel cuore della passione turca. Ai suoi lati Quaresma e Babel: fantasia al potere.

Distribuisce con qualità palloni pazzeschi. E gli ultimi due gol, arrivati proprio in Europa League, sono la metafora della sua classe. Eleganza e qualità, agitare con cura: aprite e tirate fuori un giocatore meraviglioso. Talisca. Ah, gli angoli giusti ogni tanto li trova anche col piede sbagliato: il destro. Proprio come nel primo gol contro il Lione. Il secondo, invece, è un colpo di testa da prima punta di razza. Ok, questo qui sa fare tutto.

Farina, frutta e Talisca

Talisca, Besiktas
La doppietta di Talisca contro il Lione, tutti sull'attenti

Talisca cresce in una povertà che lo arricchisce. Sin dai primi anni quel ragazzino esile lavora per allargarsi le spalle e per trasformare il dolore in piacere. La prima botta è la separazione dei genitori, a soli cinque anni.

Fino a undici anni la situazione era tragica. Sono cresciuto a pane, farina e succo di frutta.

Ma a circa 100 chilometri c’era quel sogno chiamato futebol. E dal 2009 al 2013 gli anni di Bahia saranno la sua grande occasione. Calcio a qualsiasi posto e ora. Dalla strada, il palcoscenico migliore dove sognare, al campo di uno stadio. Fino al 7 Luglio 2013 contro il Corinthians, il giorno del suo debutto ufficiale. In quell’anno 30 presenze, 4 gol e tanti club che perdono la testa per lui. Per quel classe 1994 che ricorda Rivaldo. Via coi paragoni, con la differenza che il passo di Talisca è molto più rapido rispetto a quello più flemmatico dell’ex campione di Barcellona e Milan. Questione di soprannomi, poi: da Doda – il nomignolo della sua infanzia – a Yaya. Esatto, come il gigante del Manchester City.

Innamorati di Talisca, sì, ma anche invidiosi. Nel gennaio del 2013, quando rinnovò, arrivò qualche frecciatina sul suo contro: “Eh, si è gasato troppo”. Colpa di un cambio di look, si fece biondo, e di una nuova supercar da 70.000 dollari. Perché questa è anche la storia di una rivincita personale permessa solo dal pallone. Ma il premio più grande, per Anderson, fa rima con Europa: Benfica. In Portgollo nel 2014 per soli 4 milioni di euro. Subito triplete portoghese e una stagione da matti: gol in Champions League contro il Monaco e partite da trascinatore in campionato alla prima stagione: 9 centri in 18 gare, di cui ben 8 nelle prime 9. Trequartista nel 4-2-3-1 allora di Jorge Jesus. Ah, le punizioni col mancino: la specialità. Bene il primo, male il secondo anno. E l’esigente piazza portoghese si stanca: così, la scorsa estate, Talisca decide di prendere un volo diretto per la Turchia.

Benfica, Talisca
Talisca ai tempi del Benfica

Infine ci si mette il destino. L’urna della Champions League quest’anno nei gironi ha messo di fronte proprio Besiktas e Benfica. Poi, a gamba tesa, è intervenuto anche il Dio del calcio. Perché grazie ad una magica punizione, Taliska ha beffato la sua ex pareggiando il conto all’ultimo minuto. Per un totale di 13 gol in 28 partite. “Non sono mica andato via per soldi, semplicemente l’idea di Istanbul mi intrigava”. Questione di fascino, vero Mou?

 Non conoscete Talisca? Se avesse il permesso di lavoro giocherebbe già in Inghilterra

Parola di Mourinho, che nell’ultima parentesi al Chelsea rimase stregato dal brasiliano. Addirittura lo Special One lo consigliò al Porto. Sogno Blues o Red Devils? E chissà che José non lo voglia all’Old Trafford già per la prossima stagione. Trequartista, mezzala e cervello del centrocampo, magari al posto di uno dei prossimi epurati di Mou. Semplicemente Talisca: alto, slanciato e nasceu para o futebol.

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