Attacco e record: Leonardo Jardim, il principe dI Monaco

Nato in Venezuela, cresciuto a Madeira, mai calciatore professionista: ritratto dell'allenatore che con i monegaschi sta scalando il calcio europeo.

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È nato in Venezuela da genitori portoghesi, non ha mai giocato a calcio da professionista e si è laureato con una tesi sui calci d’angolo a Euro 1996 perché era dalle situazioni su calcio da fermo che arrivava il 50% delle reti. Anche se all’epoca in pochi davano peso a questa componente. Leonardo Jardim, 43 anni da compiere ad agosto e un posto nella Top 4 del calcio europeo con il suo Monaco, e prossima avversaria della Juventus in semifinale, è l’allenatore che ha costruito un piccolo capolavoro capace di stregare Francia ed Europa a suon di gol: sta portando idee diverse all’interno della sua realtà, quella francese, quasi a consacrare la sua mancanza di esperienza sul campo come una ricchezza. I monegaschi hanno mietuto vittime illustri lungo il loro cammino: Manchester City negli ottavi, Borussia Dortmund nei quarti. Segnando 12 reti in quattro partite, tre per ogni 90 minuti giocati. Medie impressionanti.

Ai primati, però, Jardim è abituato: non tanto in classifica, dove sin qui ha vinto solo una terza divisione portoghese con lo Chaves nel 2008 e una seconda divisione l’anno dopo con il Beira Mar, quanto per la precocità con la quale è arrivato al grande calcio. A calcio ha giocato solo a livello amatoriale, ma ha sempre avuto un chiodo fisso: diventare allenatore.  A 24 anni è stato il portoghese più giovane a conseguire la licenza Uefa, a 27 ha affrontato la prima esperienza in uno staff di terza categoria, due anni dopo era già in panchina. La promozione con lo Chaves gli è valsa la chiamata del Beira Mar, in seconda divisione: altro salto di categoria, ma l'anno seguente viene esonerato per dissapori con la società. Non sarà l’ultima volta. Stesso film nella stagione 2011/12, quando guida il Braga al terzo posto ottenendo il secondo miglior risultato della storia del club, ma a fine stagione saluta in direzione Grecia. Guida l’Olympiacos fino a gennaio, quando viene esonerato: è primo con 10 punti sulle inseguitrici, ma ancora una volta il suo carattere non si sposa con i proprietari. Va via, ma fa in tempo a lanciare Kostas Manolas. Il ritorno in patria, nello Sporting Lisbona riportato in Champions dopo cinque anni di assenza, gli è valso le attenzioni di Rybolovlev, patron del Monaco che nell’estate 2014 ha pagato una clausola da 3 milioni di euro per portarlo nel Principato.

Jardim è cresciuto a Madeira, l’isola che ha dato i natali a quel Cristiano Ronaldo che con la tripletta messa a segno in Real Madrid-Bayern Monaco 4-2 ha raggiunto quota 100 centri complessivi in Champions League, 103 tra tutte le competizioni europee. Portoghesi ma non maturati in Lusitania, come un altro re del gol quale Eusebio, originario del Mozambico. Quasi un messaggio trasversale: un altro concetto di calcio rispetto a quello portoghese, spesso ricordato più per l’abilità nel palleggio e nel possesso palla che per la facilità di trovare il gol. In Ligue 1, la differenza reti del Monaco (+63) è più alta del numero di gol segnato da tutte le altre squadre. Sono ben 90 i centri realizzati in 32 giornate di campionato. Una media stratosferica, che infatti vale il primato condiviso con il Paris Saint Germain, ma con una partita in meno giocata rispetto a Cavani e compagni.

Gol e fantasia: Jardim va di corsa, il calcio mondiale lo aspetta

Nel giro di tre anni Jardim ha costruito due Monaco diametralmente opposti: quello che era uscito ai quarti contro la Juventus due anni fa era uscito perdendo per 1-0 a Torino e pareggiando per 0-0 a Montecarlo. Una rete, realizzata dai bianconeri su rigore, lo separava da quella Juventus. Il Monaco 2014/2015 segnava e subiva poco: quello che oggi fa paura all’Europa calcistica è una macchina da gol. Merito di un calcio spettacolare e organizzato, fondato su una convinzione dell’allenatore portoghese:

I calciatori devono sempre allenarsi con il pallone: avete mai visto un pianista esercitarsi senza pianoforte?

Il cammino dei monegaschi è partito da molto lontano: nei due turni preliminari, in agosto, hanno eliminato Fenerbahce e Villarreal, non certo le ultime arrivate. Un altro record di precocità per Jardim e la sua carriera, ribadito dallo stesso allenatore dopo il 3-1 rifilato al Borussia Dortmund:

Siamo la prima squadra ad arrivare in semifinale dai playoff: siamo nella storia. Abbiamo giocato una partita molto dura, giocando in maniera ambiziosa.

Il rilancio di Radamel Falcao, attaccante di 31 anni che tutti davano per finito, e l’esplosione di Kylian Mbappé, 18enne capace di segnare in tutte le sfide di fase finale e di centrare il bersaglio 16 volte nelle sue ultime 16 apparizioni con il Monaco, non bastano a spiegare la capacità di forgiare e indirizzare talenti di Jardim. La trasformazione di Fabinho da terzino in centrocampista, l’esaltazione di Mendy e la consacrazione di Lemar e Bernardo Silva passano dalle sue mani. E dalla sua idea di calcio, legata al filosofo della complessità globale Edgar Morin. La ricetta per puntare a Cardiff, nelle parole dell’allenatore, è invece molto semplice.

Ora ci sono tre grandi squadre con tanta esperienza europea. Noi non siamo favoriti, ma abbiamo l'ambizione di qualificarci per la finale: non vogliamo porci limiti. Stiamo rappresentando la Francia, che non era abituata a questo livello.

La festa del Monaco dopo il 3-1 al Borussia DortmundTwitter AS Monaco
La festa del Monaco dopo il 3-1 al Borussia Dortmund

Da rivelazione a uomo mercato il passo sarà breve. Ora Jardim è concentrato sull’obiettivo che proverà a raggiungere con la sua squadra, ma potrebbe interessare a diverse squadre: in patria, dove la posizione di Emery sulla panchina del PSG non è solidissima, ma anche in Italia. La Roma, con il possibile addio di Spalletti, e l’Inter, dove si valuta la posizione di Pioli, lo seguono con attenzione. Le sue radici ci ricordano che è nato a Barcelona, capitale dello stato di Anzoátegui nel Venezuela. Chissà che nel nome della sua città di origine, con la necessità di trovare una nuova guida dopo l’annunciato addio a fine stagione di Luis Enrique ai colori Blaugrana, non ci sia un indizio per il suo futuro.

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