Come è nato il calciomercato?

Un viaggio a ritroso nel tempo: da quando era sufficiente una stretta di mano per siglare un accordo, fino a Bosman e ai nuovi re del calciomercato, i procuratori

Maradona si presenta ai tifosi del Napoli

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Il trasferimento di calciatori da un club a un altro, a titolo definitivo o temporaneo che sia, ha una storia lunga e complessa, partita nei primi anni del secolo scorso. Inizialmente gli emissari di una società si recavano al campo di allenamento di un altro club, mai troppo distante per ovvie ragioni, e chiedevano di poter ingaggiare un certo giocatore. Più che di accordi a pagamento si trattava di gentlemen agreement, magari sotto forma di commessa lavorativa o di baratto commerciale, mentre al calciatore sovente veniva offerto un impiego o comunque un posto fisso nella nuova città. Ancora troppo presto per parlare di calciomercato

Dagli anni Venti in poi allargano gli orizzonti: cominciarono gli scambi epistolari su tutto il territorio nazionale fra presidenti di club, persone di rango, spesso nobili, e tutto avveniva con grande cortesia, quasi in punta di forchetta. Nel decennio successivo ci fu il primo grande cambiamento epocale, con l'apertura agli oriundi e, con la possibilità di comunicazioni e di trasporti di allora, si trattò di una vera epopea, fra scambi di telegrammi, costosissime telefonate intercontinentali e interminabili viaggi in piroscafo alla scoperta di campioni dagli antenati italiani.

Anni Cinquanta, nasce il calciomercato

La nascita del calciomercato si deve a Raimondo Lanza di Trabia
Raimondo Lanza di Trabia, "inventore" del calciomercato, con la moglie, l'attrice Olga Villi

Solo negli anni Cinquanta nasce in embrione il calciomercato come lo intendiamo più o meno anche oggi. L'idea viene a Raimondo Lanza di Trabia, un nobile che vuole portare il Palermo nell'Olimpo del calcio italiano e che prende a ricevere presidenti e dirigenti nella suite di un albergo milanese, tra divani di broccato e bottiglie di champagne. Da lì nace l'idea di una sede fissa per il calciomercato. Il resto è storia: Gallia, Hilton, la legge Bosman fino ai giorni nostri. .

Il calciomercato diventa in breve tempo fenomeno mediatico e di costume, seguito dal vivo da ogni fine campionato alla chiusura di luglio da tifosi, giornali e televisioni. Accanto alle figure dei grandi presidenti, da Agnelli a Moratti, da Rizzoli a Dall’Ara, si affermano i dirigenti addetti al mercato, come fra gli altri Italo Allodi, prima all’Inter e poi alla Juventus, e Gipo Viani del Milan.  Si aprono le frontiere dopo l’autarchia del periodo fascista e, in un paese che prepara il boom economico, si alza l’asticella dei costi dei giocatori. Il senatore Achille Lauro, armatore e presidente del Napoli, è il primo ad abbattere il muro dei 100 milioni di lire: ne versa 105 all’Atalanta per accaparrarsi l’attaccante svedese Jeppson che pare si fosse promesso alla Roma. All’epoca la volontà del calciatore non era tenuta in alcun conto: l’istituzione del vincolo, l’obbligo cioè del prestatore d’opera di rispettare il sovrano volere del club, la rendeva nulla. Le società avevano in mano i destini dei propri giocatori, completamente privi di potere decisionale e di tutela.

L’istituto della comproprietà

Risale agli anni Cinquanta l’istituto della comproprietà, in base al quale un calciatore poteva essere acquistato anche solo per il 50%, diventando così, come Arlecchino, servitore di due padroni. La comproprietà andava risolta entro un anno, o al massimo due con una proroga, ma se non si era fissato un diritto di riscatto, i due club dovevano ricorrere all’offerta in busta chiusa. Con esiti a volte clamorosi, come quello che nel 1971 coinvolse Paride Tumburus.

Paride Tumburus, una carriera giocata quasi del tutto a Bologna
Paride Tumburus (terzo da destra), protagonista del Bologna degli anni Sessanta

In carriera, Tumburus, friulano di Aquileia, aveva vinto uno Scudetto nel 1964 col Bologna e vantava anche qualche presenza in azzurro. Ma a 32 anni, in quell’estate del 1971, non lo voleva più nessuno: in busta il Vicenza scrisse 175 lire, mentre il Rovereto a scanso di equivoci si tenne a 25. Considerato che un pieno di benzina allora costava in media 5.000 lire, l’affaire-Tumburus destò enorme scalpore e se non altro portò a fissare l’offerta minima a 100mila lire. Sempre avversata dal sindacato dei calciatori, la comproprietà è però stata abolita soltanto più di 40 anni dopo, nell’estate del 2014.

Il sindacato dei calciatori

Un discorso a parte merita, a questo proposito, l’Associazione Italiana Calciatori, comunemente detta sindacato, che tanta parte ha avuto nelle vicende del calciomercato. Fondata nel 1968 da una decina di giocatori, fra i quali Mazzola e Rivera e a lungo presieduta da Sergio Campana, con lo scopo di aumentare le tutele dei suoi iscritti, l’AIC ha ottenuto diverse vittorie nella sua storia. Fra le più importanti va citata sicuramente la Legge 91 del 1981, grazie alla quale viene abrogato il vincolo per i professionisti (per i dilettanti e per il settore femminile cadrà soltanto nel 2002) e soprattutto viene riconosciuto ai giocatori lo status di lavoratori dipendenti, un cambiamento che, con tutte le tutele che ciò comporta, può ben essere definito epocale.

L'ex giocatore della Roma Damiano Tommasi
Damiano Tommasi, a capo dell'Associazione Italiana Calciatori dal 2011

Stop agli stranieri

Il disastro della Nazionale ai mondiali inglesi del 1966 porta alla chiusura delle frontiere. Nasce l’autarchia 2.0, rispuntano gli oriundi e i prezzi dei calciatori italiani volano alle stelle. Nel 1974 la Juventus paga 950 milioni al Como per Marco Tardelli, la barriera del miliardo vacilla. Ci pensa l’anno dopo Corrado Ferlaino a sbriciolarla. Il presidente del Napoli stacca un assegno da 1 miliardo e 400 milioni al Bologna per acquistare Giuseppe Savoldi, gli aggiunge Clerici e la comproprietà di Rampanti – complessivamente valutati 600 milioni – e Savoldi diventa per tutti Mister due miliardi.

Savoldi, al Napoli dal 1975 al 1979
Beppe Savoldi, Mister due miliardi

Il campionato più bello del mondo

Gli stranieri sono riammessi solo 14 anni più tardi, nel 1980. Ma sono pochi i club che nel calciomercato approfittano della riapertura delle frontiere nel primo anno. L’Inter prende Prohaska, la Juventus Brady, la Roma Falcao e la Fiorentina Bertoni, ma il primo vero grande colpo lo mettono a segno i bianconeri due anni dopo soffiando Michel Platini all’Inter. Il presidente Fraizzoli traccheggiava e un blitz notturno permise alla Juve di sorpassarla, oltre tutto a prezzo di realizzo – pare intorno a un miliardo - come ammise qualche anno dopo Gianni Agnelli:

L’abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras.

Platini con l'Avvocato
Le Roi e l'Avvocato

Il campionato italiano diventa improvvisamente la nuova frontiera e i presidenti fanno a gara per accaparrarsi i talenti migliori al mondo. Nel 1983 l’Udinese investe 6 miliardi per acquistare Zico dal Flamengo, mentre l’anno dopo il Napoli mette a segno il “colpo del secolo”: grazie a un sostanzioso prestito del Banco di Napoli, il presidente Ferlaino si presenta a Barcellona con 13 miliardi e si porta a casa Diego Armando Maradona. Intanto il numero degli stranieri passa prima a due e poi a tre per squadra e la Serie A diventa il “campionato più bello del mondo”.

La legge Bosman e la riforma del 2001

Inizialmente sottovalutata, o comunque non compresa fino in fondo, la cosiddetta sentenza Bosman, dal nome di Jean-Marc Bosman, calciatore belga dalla carriera non proprio indimenticabile, provoca nel 1995 un terremoto storico. Con questo pronunciamento, l’Alta Corte di Giustizia Europea equipara i calciatori agli altri lavoratori e ne sancisce la libera circolazione all’interno della Comunità Europea. In pratica ciò ha comportato l’abolizione del tetto massimo al numero di stranieri per squadra, cambiando completamente il calcio del nostro continente, dai vivai delle giovanili in su.

Il giocatore belga Bosman
Jean-Marc Bosman

Ma la svolta epocale arriva nel 2001 con una riforma che, nata dalla collaborazione fra la Fifa e l’Unione Europea, consente ai calciatori di arrivare anche a rescindere il contratto in essere con il proprio club. La nemesi è compiuta: da merce di scambio il calciatore è ora arbitro del proprio destino, libero di scegliere il miglior offerente e i procuratori sono i nuovi padroni del calciomercato.

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