NBA, Gallinari al capolinea con i Nuggets dopo la diatriba con Malone?

Dopo la sconfitta interna con i Kings, coach Malone ha puntato il dito contro i veterani della sua squadra, tra cui Danilo, che non l'ha presa bene. Che sia finita?

Danilo e i Nuggets ai minimi storici nei rapporti

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Nella partita tra Sacramento e Denver si è vista con grande chiarezza l’incapacità di due squadre nel creare qualcosa di solido. Non molto tempo fa avevamo analizzato la partita dei Nuggets vinta contro i Timberwolves, dove si era intravisto ciò che poi sarebbe diventato palese in questa occasione.

Mike Malone e la sua strategia di petto

Mike Malone punta il dito contro i veterani 

Dopo la sconfitta, forse per motivi di rivalsa personale dopo il recente esonero da parte dei californiani o per una situazione magari inancrenita da un po’ di tempo, coach Malone nel post partita perde le staffe:

Stanchi per aver giocato a Oakland la sera prima? Sono tutte stron***e. Siamo la peggior squadra difensiva dell’NBA e i nostri veterani non hanno voglia di vincere. È questo il problema.

L’uscita è da considerarsi quantomai infelice, ma pur potendo sembrare piuttosto generalista, invece punta il dito direttamente con un piccolissimo nucleo di giocatori. In una squadra giovane e volta al futuro, parlare di veterani senza voglia di vincere, significa mettere con le spalle al muro due giocatori, forse tre: Danilo Gallinari, Wilson Chandler e magari Jameer Nelson che però, visto il valore tecnico all’interno della squadra, può essere tranquillamente lasciato fuori dal novero.
I perché di questa uscita possono essere molteplici, ma ormai sembra chiaro che il bersaglio sia uno solo e venga da Graffignana.


Gallinari dissente, ma potrebbe essersi rotto qualcosa  

A Danilo vengono subito riportate le parole di Malone e ovviamente la reazione non può essere positiva:

Sulla questione difensiva sono d’accordo perché stiamo mettendone in campo una assolutamente non efficace –risponde Danilo- ma per quanto riguarda la voglia di vincere dei veterani non credo si possa mettere in discussione. I nostri problemi stanno in ben altri punti perché qui tutti vogliono vincere e giocare per la squadra. Non sono d'accordo con quanto detto dal coach.

Da quando il Gallo era stato lasciato in panchina negli ultimi sei minuti compreso il possesso decisivo contro gli Atlanta Hawks nonostante un'ottima prestazione (21 punti e 11 rimbalzi), sembra evidente che Malone per idea sua o per volere trasversale della società, stia cercando di mettere alla porta Gallinari, non riservandogli più un set offensivo o una giocata per lui e sostanzialmente dando in mano le chiavi della squadra a qualunque giovane ritenuto meritevole di diventare la stella. Danilo riesce comunque spesso a produrre bottini interessanti dal punto di vista dei punti segnati (anche contro i Kings 24 punti), ma come sappiamo bene tutti, nel suo gioco questi non sono un must, perché è in grado di essere utile alla squadra in svariati altri modi. 

Il non sfruttare un giocatore simile è perlomeno delittuoso, considerato anche il fatto che sino a ora è rimasto lontano dai problemi fisici che lo hanno falcidiato nel recente passato. Questa tattica può avere risvolti suicidi che non sono considerabili, oppure la voglia di cambiare strada in un modo non propriamente limpido.

È finita con i Nuggets? 

In uno speciale estivo Danilo aveva detto di voler vincere e farlo con i Nuggets. Di credere nel progetto della società, nei giovani arrivati a Denver e di sentirsi un All Star pronto a guidare una franchigia. Nella scorsa stagione tutti abbiamo sognato di vederlo all’ All Star Game, ma come lui stesso aveva detto al programma Backdoor Podcast, per andarci servono sì i risultati personali, ma anche quelli di squadra che in quel momento non c’erano e ne hanno precluso la convocazione. 

La sua ferrea voglia di restare a Denver e sentirsi l’uomo franchigia ora gli si sta ritorcendo contro e probabilmente la sua mente sta ritornando a quelle offerte rifiutate da Clippers e Celtics. Nulla è perduto perché Danilo sarà Free Agent (ha la player option) e potrebbe comunque rivitalizzare la parte finale della sua carriera. Con Denver non avrebbe potuto comunque vincere per questo e anni a venire, ma ora che la sua situazione è quantomai incrinata, il pensiero di vederlo perlomeno in una contender o all’interno di un sistema che ne possa valorizzare le tante qualità sul parquet, fa bene a noi nel cuore e a lui nell’animo.

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