Schumacher, tre anni dall'incidente: il silenzio e la lotta per la vita

Era il 29 dicembre 2013 quando il sette volte campione del mondo cadeva sugli sci. Da quel giorno tante notizie, poi smentite, e riservatezza. Badoer: "Speriamo ancora".

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Quel maledetto 29 dicembre 2013 ha cambiato la vita a Michael Schumacher. Un terribile incidente sugli sci, il coma, il ritiro tra medici, infermieri e fisioterapisti nella sua villa sul lago di Ginevra. Il silenzio accompagna il campione tedesco nel suo periodo di riabilitazione, mai nessuna indiscrezione è filtrata sul suo stato di salute. Un timido via vai di amici, alcune smentite e ancora silenzio. 

Non mollare

Sulle nevi di Meribel, in quel maledetto giorno di tre anni fa, Schumacher cade e batte forte la testa. Le sue condizioni sono subite critiche. L’ospedale, poi il calvario continua tra le mura domestiche. C’è l’affetto di Corinna, la moglie, di Gina Maria e Mick, i figli. A Gland anche intorno all’immenso parco regna il silenzio più assoluto. I cancelli si aprono solo per lo staff sanitario e per alcuni vecchi amici.
La domanda che gira intorno all’ex pilota Ferrari è sempre la stessa. Come sta? L’unica notizia incoraggiante trapelata è ormai di qualche mese fa, quando Ross Brown parlò di “segnali incoraggianti”. Il tecnico è rimasto vicino a Schumi mantenendo la riservatezza più assoluta:
Dobbiamo solo pregare e sperare. Circolano troppe speculazioni sulle sue condizioni.
Oltre all’inglese ci sono anche Jean Todt, Stefano Domenicali e Luca Badoer. Proprio l’ex collaudatore Ferrari, fin dai primi giri in rosso, ha stretto una forte amicizia con il sette volte Campione del mondo.
Mi manca moltissimo, ma lo seguo e lo aspetto. La vita contiene sempre speranza. Per me Micheal è un fratello, il padrino dei miei due figli, presente in chiesa ai battesimi, in vacanza con le nostre famiglie. Gli voglio bene, ci siamo fatti compagnia viaggiando in moto, in macchina, ovunque.

Luci di speranza

In 3 anni di notizie ne sono girate, sempre prontamente smentite dalla manager Sabine Kehm. Dall’infezione polmonare alla cartella clinica rubata. E per finire la squallida idea di un fotografo che vendeva ai media per un 1 milione di euro una foto di Schumi sul letto di un ospedale. Denunciato.
L’unica “apertura” da parte della famiglia Schumacher è arrivata un mese fa con l’inaugurazione dei profili social che portano il nome di Micheal. Nei profili appaiono gli hashtag #keepfighting e #teammichael con la scritta ‘never give up’. Canali utili per ricevere l’affetto dei tifosi ma anche per incoraggiare tante persone che combattono ogni giorno per riprendersi la vita.

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